Lineapiù per un progetto eco solidale. La materia prima acquistata in Uganda.

“Dare sostegno a Paesi in via di sviluppo è credere in un futuro sostenibile. Le stesse coltivazioni biologiche sono una straordinaria opportunità per far uscire alcune popolazioni da un livello di sopravvivenza, aiutate spesso dalle sole associazioni umanitarie”. “E’ da qui che nasce il progetto di un filato realizzato con cotone organico, acquistato da Lineapiù presso piccole cooperative autonome in Uganda dove ha origine il cotone EDUN LIVE ”.

Spiega così il presidente Giuliano Coppini l’adesione del Gruppo  Lineapiù a EDUN. La collezione, lanciata da Bono insieme alla moglie Ali Hewson ha l’obiettivo di aiutare i Paesi in povertà promuovendo sviluppo economico e condizioni di lavoro più sane e rispettose nell’Africa sub-sahariana, attraverso un Commercio Equo e Solidale, e l’utilizzo di prodotti organici, come il cotone delle t-shirt EDUN LIVE.

 “Di fronte a una crescente sensibilità dei consumatori verso tematiche etiche, la ricerca moda non può non tenere conto di valori come difesa della salute e  dell’ambiente”, aggiunge Giuliano Coppini, ricordando che il Gruppo, già in passato, ha presentato una linea di filati provenienti da coltivazioni biologiche, dove non si usano sostanze chimiche di sintesi e colorate con agenti non inquinanti, nel rispetto del severo disciplinare G.O.T.S.(Global Organic Textile Standard) certificato da I.C.E.A. (Certificato N° 2008-001).

Indossare capi realizzati con filati biologici certificati G.O.T.S. vuol dire tutelare l’ambiente e le risorse idriche; ma anche la propria salute, mettendosi al riparo da eventuali contaminazioni di sostanze tossiche e cancerogene, e quella di quanti operano all’interno della filiera produttiva, a cominciare dai contadini dei paesi più poveri che spesso lavorano senza alcuna tutela sociale e sanitaria.

Il nuovo progetto eco solidale di Lineapiù – annunciato in occasione del Pitti Filati in programma da domani a Firenze – non si limiterà all’acquisto della sola materia prima, ma vedrà in seguito uno scambio di know how nell’intento di creare processi produttivi in loco, fonte di nuove occasioni di mercato per popolazioni in difficoltà.

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Articolo pubblicato da in data: 01.07.2008
Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2008