E’ il lusso, nella sua molteplice rosa di manifestazioni, di significati e di linguaggi, il tema scelto da FILO, il salone dedicato ai filati e alle fibre per tessitura circolare e ortogonale nonché ai tessili tecnici, per connotare le tendenze prodotto della prossima edizione, il 15 e 16 ottobre al Centro Congressi Stelline di Milano.

Un tema attualissimo nel complessivo dibattito socio-economico del tessile del  momento e in un panorama qualificato da una strozzatura della fascia mediana e da una sempre maggior espansione dell’area basica e dell’area top quality all’interno della quale operano, non a caso, le aziende espositrici del salone milanese.

Tuttavia, in un’economia che mette al centro i desideri e la tensione al superfluo (sviluppando il culto di massa per certi brands) e spinge al massimo la naturale gerarchia di valore tra le stesse merci, è forse più corretto declinare il termine lusso in un’ottica molteplice.

E’ quello che cerca di fare FILO, compendiando il tema nel titolo “De Luxe” e individuando, come ha fatto Gianni Bologna, quattro filoni di riflessione e di spunto: Il silenzio del lusso, Il rumore del lusso, Il lusso del tanto e Il lusso del meno.

Nel primo caso, Il silenzio del lusso intercetta un concetto di lusso come sinonimo di classe o stile. L’accento è posto sul lusso come attitudine anche “culturale”, espressa nella conoscenza e nell’attenzione per materie prime e lavorazioni. Un lusso silenzioso, sottile, non visibile immediatamente da chi non è veramente preparato. Per il tessile-abbigliamento, esso si concretizza in filati e tessuti di altissima qualità e in lavorazioni artigianali di eccelso livello. Sinteticamente, le proposte spaziano da tessuti pesanti come il mikado o leggerissimi come la rete impalpabile o il crespo jacquard da camicia. Non solo, ma viene proposto anche lo sviluppo sul tema delle sfumature perlacee e della luce che la seta emana, individuando trends che restituiscono il tocco del filato cristallino, mischie raffinatissime dove la seta incontra il lino, la bourrette e tocchi di metallo leggero e opacizzato.

Il rumore del lusso individua invece il lusso che attiene scelte e stili di vita baricentrati sul riconoscimento sociale, sugli oggetti che fanno status symbol. Un lusso fatto soprattutto di “cose” che, grazie al brand o alla griffe ottimamente posizionati sul versante comunicativo, acquistano una dimensione mitica che rimanda ad una certa immagine. E’ un lusso in cui l’esibizione e l’uso della cosa sono in primissimo piano e che, pertanto, tende alla ridondanza e al barocchismo. Un concetto che richiama quello di Neorococò individuato già sei mesi fa, nelle tendenze arredamento di FILO. Ecco allora, tra le varie proposte, i tessuti maschili/femminili nei classici fortemente rivisitati del Galles jacquard e della gessatura allargata e colorata o il tema del bianco e nero sviluppato su tre fantasie da maglia rettilinea e su un lino e metallo mouliné.

Il lusso del tanto è il terzo spunto di riflessione sul quale FILO chiama a confrontarsi i suoi espositori. Qui, Gianni Bologna ha voluto riunire gli stimoli e le osservazioni che nascono davanti ad un lusso finto e massificato: un lusso pubblicitario e mercantile; un lusso che punta molto sul packaging e che consuma i suoi riti nei duty-free o nelle catene di profumeria, con prezzi sempre elevati ma non eccessivi; un lusso che ha la sua anima nel fenomeno di identificazione di massa  sostenuto dalla pubblicità televisiva. Torna qui, tra i tanti suggerimenti proposti, il tema del casual di base mentre nei filati vengono create fantasie che riprendono nei colori l’aspetto un po’ dilavato del denim o l’idea dei molti toni dei suoi indaco in un jeans usato ma con l’aggiunta di una discreta luce metallica garantita  dalla presenza di monofil. Da non trascurare anche certi rasi di man made o jacquard scolpiti quasi da effetto tappezzeria.

Il lusso del meno, infine, porta ad individuare due sottotipologie di lusso supremo: quello del tempo e quello dello spazio, due beni centrali per l’economia e per l’etica degli anni futuri. Si tratta di un lusso dove il termine “meno” viene a connotare l’essenza del concetto: è il lusso di chi dedica sempre meno attenzione  e sempre di più riesce a fare a meno del superfluo o di ciò che è dispendioso o è  troppo visibile, persuaso che il lusso vero sia oggi quello di avere  lo spazio ed il tempo da dedicare alle cose che aiutano a vivere o alle persone amate. Non si tratta, ovviamente, di suggerire un modello neo-pauperista nel look ma piuttosto di proporre l’elaborazione di tessuti del vecchio abito da lavoro con fibre eco-sostenibili ed equo-solidali. I trattamenti  di nobilitazione dovranno allora il più possibile naturali per  conservare la natura oggettiva della fibra e per cogliere lo spirito di un trend che postula comfort e relax al massimo grado.

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Articolo pubblicato da in data: 16.07.2008
Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2008