La Biennale di Venezia. 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
L’artista britannico Douglas Gordon, nella Giuria Internazionale Venezia 65 insieme a Wim Wenders, Juriy Arabov, Valeria Golino, John Landis, Lucrecia Martel, Johnnie To.

Definiti i giurati che affiancheranno il presidente Wim Wenders nella Giuria Internazionale del Concorso della 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (27 agosto – 6 settembre 2008), diretta da Marco Müller e organizzata dalla Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta. Tra questi Douglas Gordon, uno dei più importanti e affermati “visual artists” della sua generazione, premiato a soli trent’anni nel 1996 con il prestigioso Turner Prize e vincitore del “Premio Duemila” per il miglior artista giovane alla Biennale Arti Visive di Venezia del 1997. Assieme a lui lo sceneggiatore russo Juriy Arabov, protagonista del cinema russo contemporaneo; l’attrice italiana Valeria Golino, già Coppa Volpi a Venezia a soli vent’anni, e interprete italiana tra le più amate all’estero; il cineasta statunitense di culto John Landis, sperimentatore sagace di tutti i generi cinematografici attraverso il suo graffiante sguardo satirico; la giovane regista Lucrecia Martel, la più significativa voce femminile del Nuovo Cinema Argentino; il regista hongkonghese, Johnnie To, protagonista del miglior cinema orientale contemporaneo e tra i principali protagonisti della storia recente della Mostra.

Nella serata conclusiva della Mostra, il 6 settembre prossimo, la Giuria Internazionale Venezia 65 assegnerà ai lungometraggi in concorso i seguenti premi: il Leone d’Oro per il miglior film, il Leone d’Argento per la migliore regia, il Premio Speciale della Giuria, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente, l’Osella per il miglior contributo tecnico, l’Osella per la migliore sceneggiatura.

Negli ultimi anni le giurie del concorso hanno premiato con il Leone d’Oro: Il segreto di Vera Drake (Vera Drake) di Mike Leigh (2004), I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain) di Ang Lee (2005), Still Life (Sanxia haoren) di Jia Zhang-ke (2006) e Lussuria – Seduzione e tradimento (Se, Jie) di Ang Lee (2007).

Note biografiche di Douglas Gordon:
Douglas Gordon (Glasgow, Scozia, 1966), riconosciuto come uno dei più importanti “visual artists” della sua generazione, lavora sin dagli esordi su due forme espressive: la comunicazione verbale e le immagini in movimento. Premiato a soli trent’anni con il prestigioso Turner Prize (1996), durante la sua carriera ha realizzato video-installazioni, film, fotografie, oggetti e testi indagando attraverso diversi linguaggi le problematiche legate alla ricerca dell’identità, alla tensione fra bene e male, dimostrando sempre un grande interesse per l’indagine profonda della condizione umana. Gordon è conosciuto dal pubblico per le sue installazioni video, in cui studia i processi percettivi dello spettatore utilizzando immagini riconoscibili per esplorare questioni legate alla memoria e all’identità individuale e alla loro evoluzione nel tempo. A questo scopo utilizza spesso anche sequenze di classici hollywoodiani, come La finestra sul cortile (Rear Window, 1954) o Taxi Driver (1976). Un esempio della sua capacità di rielaborazione del cinema è la celebre 24 Hours Psycho (1993), una delle sue opere più famose a livello internazionale. Presentata nel 1993 al Tramway Theatre di Glasgow, 24 Hours Psycho è basata su Psycho di Alfred Hitchcock (1960) proiettato senza il sonoro e a due fotogrammi al secondo (invece dei 24 usuali), rallentando il film t! anto da farlo durare 24 ore.

Dopo essersi formato alla Glasgow School of Art tra il 1984 e il 1988, Gordon completa gli studi alla Slade School of Art di Londra. Fra fine anni Ottanta e primi Novanta, nella scena artistica di Glasgow i lavori del giovane artista scozzese sono molto seguiti: già nel 1986 la sua prima personale attira l’attenzione della critica e lo porta ad esporre le sue opere in importanti musei, tra i quali il Stedelijk Van Abbemuseum di Eindhoven nei Paesi Bassi, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Centro Cultural de Belém in Portogallo e il DIA Center for the Arts a New York. Altre istituzioni di prestigio che negli anni seguenti ospitano le sue mostre sono la Tate di Liverpool (2000), il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2001), la The Hayward Gallery di Londra (2002) e il Van Abbemuseum di Eindhoven (2003). Nel 1997 partecipa allo SkulpturProjekte a Münster con un’installazione all’interno di un sottopassaggio pedonale trasformato in una sorta di cinema in cui si proiettano in loop, sui due lati di uno schermo, due celebri film che rappresentano l’ossessione religiosa e quella satanica: Bernadette (The Song of Bernadette, 1943) di Henry King e L’Esorcista (The Exorcist, 1973) di William Friedkin. Nel 2001 arriva negli Stati Uniti con la sua prima retrospettiva americana organizzata al Geffen Contemporary di Los Angeles e in seguito esposta anche alla canadese Vancouver Art Gallery, al Museo Rufino Tamayo a Mexico City e all’Hirshh! orn Muse um and Sculpture Garden di Washington. Nel 2005, cura ‘The Vanity of Allegory’, una mostra al Guggenheim di Berlino. Negli ultimi anni le opere di Gordon sono state ospitate da molte altre istituzioni artistiche prestigiose, come la Fundació Joan Miró di Barcellona, il Museum of Modern Art di New York, la National Gallery di Edimburgo, il Mart di Trento. Oltre al Turner Prize, Gordon ha ricevuto numerosi premi internazionali tra cui il “Premio Duemila” per il miglior artista giovane alla Biennale Arti Visive di Venezia del 1997 e il premio Hugo Boss al Guggenheim Museum di SoHo. Tra le sue mostre più recenti ci sono ‘Timeline’ (2006) al MoMA di New York, ‘Superhumanatural’ (2007) alla National Gallery of Scotland e ‘Between Darkness and Light’ (2007) al Kunstmuseum Wolfsburg di Wolfsburg. Il vero esordio di Gordon nel mondo del cinema, però, è avvenuto nel 2005 con il film Zidane, un ritratto del XXI secolo (Zidane, un portrait du 21e siècle), diretto a quattro mani con Philippe Parréno e presentato fuori concorso a Cannes nel 2006. Un film a metà strada fra il documentario e la video-arte.

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Ultimo aggiornamento: il 23.07.2008