Fashion Institute of Technology di NY ospita le creazioni più oscure di 75 designer della moda. Tra gli abiti in mostra, anche gli abiti dell’italiano Riccardo Tisci.

Fino al 21 febbraio 2009, presso il Museo del fashion Institute of Technology di New York , è possibile visitare la mostra dal titolo “Gothic Dark Glamour” che ospita le creazioni di culto di famosi designer, rappresentanti il lato più oscuro della moda, tra i quali Alexander McQueen , Rick Owens , Gareth Pugh, Olivier Theyskens, Anna Sui e John Galliano per Christian Dior.

Settantacinque outfits presentati tramite un display labirintico, tra rovine e laboratori scientifici, per riflettere su un fenomeno che sembra eternamente di moda ; il glamour gotico che continua ad attrarre designer e fashion victim di ogni età.

Tra gli abiti esposti , anche le creazioni di Riccardo Tisci.

Dal 2005 , direttore artistico della storica maison parigina Givenchy, prima di approdare a Parigi , il giovane stilista pugliese, classe 1974, dopo la laurea alla Central Saint Martin’s School di Londra, si è fatto le ossa con Antonio Berardi, per poi diventare lo stilista de Il Marchese Coccapani, di Puma e di Ruffo Research.

Con la sua vena dark – gothic e il suo studio sperimentale dei volumi, Tisci ha oggi definendo il nuovo corso di una delle massime glorie dell’Alta Moda d’oltralpe rinnovandone i codici.

Nell’ultima collezione autunnale, Tisci ha progettato la sua collezione rivisitando proprio lo stile dark, uno stile che tanto ha influenzato il secolo passato attraverso letteratura, musica e arte.

Questa mostra è quindi un evento nato per celebrate e far rivivere, attraverso gli abiti degli stilisti, un movimento, nato nel Regno Unito tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 , che con i suoi continui rimandi alla letteratura gotica del XIX secolo , al cinema horror ,alla moda vittoriana e alla musica gothic rock è sopravvissuto molto più a lungo rispetto alle altre sottoculture dello stesso periodo e continua tutt’ora ad esistere.
Articolo di Barbara Bulfoni

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Articolo pubblicato da in data: 27.01.2009
Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2009