Tante stanze questa volta. Sempre a Palazzo Visconti, che diventa il museo della metamorfosi e che da tre stagioni ospita le idee, le collezioni, gli abiti e i colori di Malìparmi. Ogni stanza è una mutazione, espressa attraverso simboli, luci e musiche diverse tra loro. Ma non solo, come in un museo, in ognuna la metamorfosi è spiegata con didascalie. Si inizia con quella che tutti conoscono, "dal giorno alla notte", la più immediata, l’eclissi del quotidiano che è più facile vedere che spiegare. Un video, infatti, tratto dal film Il giardino delle vergini suicide, di Sofia Coppola.
Altre stanze, più avanti, in una matrioska di ambienti e situazioni percettive.
La prima, quasi un corridoio, ci parla di come cambiano i nostri sensi in un solo momento e coinvolge tatto e vista di chi lo attraversa.
Un’altra, ci mostra la metamorfosi di un abito, svelando la doppia anima dei capi Malìparmi, idea chiave per il prossimo autunno-inverno. Ecco una luce blu di sottofondo e manichini che indossano capi double, reversibili e multifunzionali.
Procedendo per le sale del Palazzo si arriva alla stanza centrale dedicata alla metamorfosi del quotidiano. Quattro performers interpretano la molteplicità di situazioni in cui ognuno di noi è coinvolto durante la propria esistenza, indossando abiti ora patchwork ora uniti, ora eccentrici ora rigorosi. Viaggiatrici, lavoratrici, madri, donne. Alla vita che ci impone di affrontare ruoli sempre diversi Malìparmi risponde con la sfida del colore, del gioco e della personalità.
Si va avanti ancora, altre stanze, due, altri messaggi e ancora metamorfosi. Quella della memoria, espressa da un’aula sospesa nel tempo, l’aula dove ognuno è stato, è cresciuto, ha imparato. Tanti banchi in fila, tutti con una borsa Malìparmi appoggiata sopra, l’Amarcord di ogni bambina che è diventata donna. Per indagare quello che è oggi non rimane che "sbirciare" nella sua borsa.
L’ultima sala ‘ un banchetto, immagine della metamorfosi del cibo. Da una parte il sogno, quello che avrebbero potuto servire ad un ricevimento a Palazzo Visconti ai tempi del suo splendore, dall’altro quello di oggi, moderno e minimale.
Affiancati su un’unica grande tavola imbandita, senza tempo, un racconto visivo immediato.

Perché siamo cambiati, di continuo, e stiamo cambiando ancora.
Non stiamo solo osservando un mutamento, ma lo stiamo vivendo, ne siamo parte.

Categorie: Agenda.

Articolo pubblicato da in data: 02.03.2009
Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2009