In occasione del centenario della fondazione del movimento futurista (febbraio 1909) le celebrazioni e le esposizioni sul futurismo si moltiplicano, non solo a Milano, che fu la sua capitale e che ne offre oggi ben due mostre, ma a Roma, a Trento, a Venezia, a Bergamo, a Perugia, e naturalmente anche a Parigi e a Londra. Se vogliamo sorvolare sui suoi lati negativi (i futuristi esaltavano la guerra come “sola igiene del mondo”, predicavano “il disprezzo della donna” e furono alfieri del fascismo), possiamo approfondire alcune sue valenze formali, come quella che lega il futurismo alla moda.

E’ quanto fa Luca Federico Garavaglia nel suo libro “Il Futurismo e la moda”, Excelsior 1881 editore, che verrà presentato allo Spazio Krizia di Via Manin 21 a Milano il 6 aprile alle ore 19, da Benedetta Barzini e Giuseppe Scaraffia che ne parleranno con l’autore

Per i futuristi, la moda doveva rompere con il perbenismo passatista e con le soffocanti “tradizioni borghesi”. Anche l’abito rientrava nella “ricostruzione futurista dell’universo”.

“Bisogna colorare il mondo, anche se non si hanno soldi, anche semplicemente indossando qualcosa di economico, purché sia colorato”, scriveva uno di loro (Corra) nel 1916. E il Manifesto della moda femminile futurista (1920) ammonisce: “Cominceremo con l’abolire la simmetria. Faremo decolletés a zig-zag, maniche diverse una dall’altra…”

Krizia, che di scollature a zig-zag nella sua moda ne ha presentate diverse, non poteva non ospitare questo evento.

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Articolo pubblicato da in data: 04.04.2009
Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2009