Un viaggio mentale e materico, nel quale, attraverso gli elementi di un guardoraba flessibile ed eclettico, si incontrano cromatismi e geometrie anche opposti, che però appartengono alla stessa dimensione visionaria.
L’ispirazione: il Messico. Non quello retorico del folklore, ma quello più energico e imprevisto di un Paese antico e sapiente che sta vivendo una sorta di Rinascimento.
Il risultato: un insieme articolato e vivace, che sembra mettere tutte le raffinatezze sartoriali al servizio della quotidianità. Molto femminile, il principio di modularità permette combinazioni e interpretazioni personali.
I tessuti: Chinè, ottoman, voile di cotone, cloquè (piquè svuotato), mussola di cotone-seta, raso sabbiato, jersey di seta, seersucker monocromatico il cui ritmo di pieni e di vuoti è irregolare. Ortica, origami di seta-cotone, guipure a pois architettonico. Il denim in seta e cotone. La componente di elasticità,
naturalmente, resta la caratteristica ferma di Piazza Sempione, ed è applicata diffusamente.
I colori: vanno dal bianco gesso al creme, al paglia, fino al cuoio, passando per il mattone e il kaki. I gialli, dal limone al sole al senape fino al terracotta. I verdi sono quelli organici delle alghe o dell’erba. 

Il grigio è profondo e assume le tonalità dell’elefante, dell’asfalto, del fango. Sono proposti improvvisi mauve e glicine. Gli jaquard e la tinta unita si alternano creando equilibri imprevisti. Le stampe: ricordano la suggestione dei gesti liberi e pennellati, sono misteriose, floreali, giocate sul
contrasto di tonalità e di percezione. La dimensione dei pois o le pennellate di pigmenti opachi su chintz, animano la gonna o l’abito più semplice.
La silhouette: prevalentemente cilindrica, accostata al corpo, con opposizione di volumi. Le gonne e gli abiti hanno ampiezze diverse: sono dritti, come lo chemisier o si aprono sul fondo. I pantaloni sono lineari, le proporzioni generose ma classiche.
I dettagli: gli orli sono sempre doppiati, rinforzati, la vita è segnata da una spighetta in colore contrastante o da un’impuntura. Le rifiniture a mano, le cuciture interne ed esterne diventano decoro. Piccole lavorazioni a punto a jour alleggeriscono la giacca. La nappa è trattata all’anilina, per garantire la
morbidezza e una colorazione naturale. Il trench grigio in doppio popeline accoppiato riassume il senso dell’intera collezione: funzione e bellezza non sono in contrasto. La maglieria: La rete di cotone stampata per l’estate piena, le maglie metallizzate cangianti con lavorazione vanisè di lino-cotone, le t-shirt di voile di lino di maglia, le nuove proporzioni in viscosa ultrafluida e i piccoli jabot nel sottogiacca. Pesi misurati, raffinate soluzioni formali e concettuali.
“Il concetto creativo nasce dalla semplicità del materiale, che contiene in sé quella magia della trasparenza capace di dare alle sculture la qualità di una apparizione, come un’impronta lasciata dalla memoria o il ricordo di un sogno.”
Benedetta Mori Ubaldini vive fra Milano e Londra, dove si è laureata in Belle Arti nel 1997.
Da allora si è innamorata della rete metallica – materiale solitamente nascosto e usato come struttura scultorea. Nel suo lavoro riesce a tirarne fuori la bellezza, che trasforma in figure e oggetti di un mondo poetico.
Benedetta Mori Ubaldini ha creato per Piazza Sempione un’istallazione di sculture vestiti interpretando con poesia e ironia la nuova collezione.

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Articolo pubblicato da in data: 12.03.2007
Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2007