La donna Midali è una donna che guarda oltre, senza una struttura rigida, ma morbida, attenta ai cambiamenti, ma senza precedenze, è un lungo e sottile filo a cui è ben saldo ogni giorno e ogni momento. La moda per Martino Midali si srotola, s’intreccia e si torce in un infinito alfabeto di punti.

Costruisce geometrie, forme e figure.  Fabbrica volumi avvolgenti e modelli tridimensionali. Trama linee fluide e sagome destrutturate. Sboccia in stratificazioni di colore mélange e in combinazioni di lavorazioni contemporanee.

Tricot è la parola d’ordine. La maglia è di tradizione, è l’anima del suo fare moda senza tempo.

Il new-hiver predilige i filati vaporosi e morbidi, il cachemire è in tinta unita, la lana merinos è sempre pettinata, la lana insieme alla seta diventa rigata. Le lavorazioni double, in dritto e rovescio, i scultorei giochi di coste, le simulazioni hand-made di frange e trafori, si declinano in pull alati, in maxi-cardigan che sconfinano nel paltò, in cappotti over con cappuccio e in cappe adagiate da strizzare in vita.

Miscela e addiziona la maglia ai cappotti. Ne riesamina i tessuti. Molti i bouclé, molti i sale-pepe, tanti i tessuti ammagliati e spigati. Ne riproggetta le sembianze. Hanno un’anima, sono a trapezio aristochic, sono a rombo fluttuante, sono come un ovale sconfinato sul fondo.

Midali non perde il filo e lo tinge di colori antichi,  arrugginiti nel tempo, tinte soffuse ma compatte.

Tonalità boschive: muschio, caki, zucca, mosto. Nuances polverose: titanio, nero opale, blu profondo.
Unico bagliore nel cachemire verde lime e blu minerale.
Di Arianna Augustoni.

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