Marc Jacobs, Direttore Artistico di Louis Vuitton, dà alla collezione un tocco di freschezza, di modernità, che a tratti richiama il minimalismo della sua prima collezione disegnata per la Maison dieci anni fa.
Così un’apparente semplicità cela dettagli estremamente ricercati; inoltre delicati tocchi di colore – dai toni pastello al blu petrolio passando per il bordeaux e i gialli ocra ravvivano l’austerità dei neri, dei bianchi e dei grigi.
La tipica casacca da pittore ispira una serie di ampie camicie in cotone e in seta radzmir dai colletti timidamente abbottonati. Due di queste camicie, in sfumature diverse di blu, sono presentate sovrapposte su una gonna al ginocchio in lana lamè, la cui delicata lucentezza incarna perfettamente il lusso undressed della Collezione, mentre una camicia grigio tortora, con il colletto alzato per incorniciare il viso, fa capolino da un lunghissimo e soffice maglione d’angora.

Influenze contemporanee animano la collezione; così la giacca biker multi-zip viene reinterpretata in pelle metallizzata grigia. La pelle e la pelliccia divengono il fil rouge della collezione: la prima fa la sua comparsa su pantaloni a sigaretta, gonne fluide e morbide giacchine con le maniche a tre quarti, la seconda impreziosisce inizialmente alcuni capi spalla, per poi diventare assoluta protagonista di un abito, un cappotto e un completo realizzati in morbido cachemire e in un intrigante lapun creati tinto di rosa, arancione e carta da zuccheri.

I morbidi drappeggi dei ritratti di Van Dyck ispirano gli abiti da sera: i colori sfumano in gradazioni continue, dal blu al bordeaux.

Un mix sapiente di riferimenti storici e citazioni contemporanee dà vita ai dettagli.
I decori tipici degli abiti rappresentati nei quadri fiamminghi del 17° secolo diventano oggetto di una reinterpretazione post-moderna. Così, le passamanerie, realizzate a maglia o all’uncinetto, sono decisamente oversize, avvolte in grandi torcion-scultura.
Stesse citazioni anche per gioielli e accessori: i cappelli oversize in lana, alpaca o lapin certato, morbidi e destrutturati, si ispirano ai tipici berretti indossati dai protagonisti dei dipinti di Vermeer; mentre, le magnifiche collane in piume e cristalli di rocca diventano la versione nero etnica dei colletti a pieghe delle donne fiamminghe
Le scarpe, dalle decollette agli stivali, sono tutte caratterizzate da tacchi cilindrici dalle sfumature degrade negli stessi toni degli abiti. Bottoni e cerniere fanno la loro comparsa su decollete con cinturino a T e sugli stivaletti alla caviglia in coccodrillo plastificato.

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Articolo pubblicato da in data: 15.08.2007
Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2007