La donna di Krizia ama dolci armature in scaglie di plastica finto bronzo a rilievo, e corazzine snodate (come le antichissime "byrnie") e pellicce di ruvida capra tibetana da guerriera vikinga; ma a volte sceglie di portare lo smoking (o anche i suoi pantaloni soltanto) con altissimi tacchi. Ama la vita stretta e i pantaloni a volte strettissimi, ma anche una linea che sposta il punto vita in alto, subito sotto il seno, e da un busto di proporzioni minute fa fiorire una doppia ruota gargiante, in taftà rosso fuoco o di lamè argento.
Sceglie abiti corti ben costruiti come i plissè che riprendono la famosa tecnica di Krizia, ma anche la libertà di abiti più dolci e fluidi, di seta metallizzata ben drappeggiata; o la monacale semplicità di lunghi abiti nerolucenti con collo e polsi candidi.Ama le camicie bianche di taglio maschile, ma anche romantiche bluse di leggerissimo tulle nero.
Predilige le goffature usate in modo inedito, i grandi fiocchi e i grandi fiori (anche di plastica). Gioca spesso con l’asimmetria, con l’accostamento del ruvido al liscio, del lucido all’opaco e sceglie liberamente le forme in funzione del materiale.
Il quale può essere: pelo di capra tibetana; vinile; velluto floccato argeneo con effetto broccato; jersey spalmato lucente; taftà di seta; lana pura spalmata, effetto bouclè lucido/opaco; microstampa su seta sotto lane in argento, bronzo, madreperla. Uno straordinario jersey con effetto quasi lucido, di mercurio. Un ritorno nostalgico: la volpe argentata ma con gli occhi di cristallo.
I colori sono il bianco e il greggio, il nero e i grigi: polvere d’argento, argento liquido, argento grezzo e il metallo. Rosso papavero.

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Articolo pubblicato da in data: 18.08.2007
Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2007