Completamente rinnovata, la silhouette è strutturata sulla giacca doppiopetto, slim ma al tempo stesso scivolata, senza l’eccesso di forma della sartoria e dalle spalle pulite. Ma c’è anche una seconda tipologia di giacca, la decostruita, a due bottoni, che sostituisce idealmente la camicia, fresca per la fodera setosa, a righe, o addirittura in tessuti da camicia (pied-de poule, pied-de coque tono su tono, gessati). Rever piccoli e sostenuti lungo l’orlo dal filo armonico, che permette di rialzarlo e piegarlo, danno proporzioni inaspettate al capo.
Fondamentale, in questo studio della figura, la linea dei pantaloni: vagamente da equitazione, arrotondati sulla coscia, stretti verso il polpaccio. Mentre quelli in tessuto tubico, hanno un aspetto apparentemente tradizionale, contraddetto dalla facilità con cui si possono accorciare o rimboccare all’orlo.
Nel continuo gioco della trasformazione, se la giacca diventa camicia, la camicia ha la semplicità di una niki: semitrasparente per lasciar intravedere il disegno dei muscoli, a stampe giraffate e stilizzate per sottolinearne l’indole sofisticata. Lo spolverino, alternativo alla giacca e ultraleggero, ha la forza delle spalle ben disegnate e dei battenti che sfuggono leggermente verso il fondo. Nella versione con sottogola e nel tono mastice tipico di Armani, è coordinato ai pantaloni in una variante moderna di completo.
In questa creatività tutta italiana, che mescola liberamente colori e forme, il gilet di pelle mostra effetti ottici tipo ricamo, e il piccolo bomber ha stratificazioni di lino, a volte con bordi e fianchetti, in un genere metropolitano di sportswear. Anche la maglieria ha una delicatezza straordinaria di punti e di toni, nei cardigan come nei pullover.

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Articolo pubblicato da in data: 12.10.2007
Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2007