Dagli Usa all’Italia su una Vespa 50: reportage di un viaggio mitico

Una Vespa 50 special color arancione del 1978 e una giovane coppia – più o meno coetanea della due ruote – che corona un sogno percorrendo in soli due mesi la mitica Route 66, quasi 3.755 chilometri da est a ovest degli Stati Uniti, partenza a Chicago e arrivo a Los Angeles.

L’America in Vespa (pagg. 208; euro 16,00) che Mursia manda in libreria a metà settembre, è il reportage di questo viaggio straordinario – e molto low cost – che Giorgio Serafino e la moglie Giulia si sono regalati in sella a Generale Lee come hanno battezzato la loro fida vespa in onore della serie televisiva Hazzard. Un viaggio che è anche una scelta di vita sulla strada dell’avventura, il simbolo dell’on the road, cantata da Nat King Cole e raccontata da John Steinbeck come the mother road.

Ricorda Giorgio: «I miei amici mi hanno preso per pazzo quando ho detto che volevo rimettere in piedi quel rottame abbandonato da anni nel mio giardino. Soltanto Giulia ci ha creduto e da subito. Avevamo ragione: ho svuotato il serbatoio, cambiato candela e pulito il carburatore. Al terzo colpo è partita!»

Poi le mille peripezie per la spedizione di Generale Lee oltre Oceano in un’enorme cassa di ferro al costo di 1.400 euro (molto di più del suo valore), l’arrivo a Chicago, la forsennata ricerca di un’agenzia disposta ad assicurare la due ruote e, finalmente, il sogno può avere inizio tra paesaggi mozzafiato, villaggi fantasma, costeggiando il fiume Colorado all’alba, lungo i tornanti del Grand Canyon, dribblando serpenti in libera uscita nel deserto, in fuga da i tornado. Chilometro dopo chilometro, Stato per Stato, Giorgio e Giulia hanno coinvolto nella loro avventura decine e decine di personaggi della profonda provincia americana: sceriffi burberi ma benevoli, indiani e cowboy di oggi, gestori di fast food e di sordidi motel, centauri di Harley-Davidson che non hanno mai visto una Vespa e se ne innamorano subito.

«Quel che davvero conta non è la meta ma la strada», continua Giorgio, «lo spirito on the road, l’importanza dell’incontro con la gente, sono valori che appartengono a me e a Giulia. Credo di avere il privilegio di poterli vivere e, poi, anche raccontare».

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