Maurizio Cattelan: NY lo celebra (la mostra al Guggenheim è un successo), Milano lo snobba (niente Ambrogino)

Come tutti gli italiani di successo, anche il celebre artista vive una doppia condizione: amato all’estero, guardato con sufficienza in patria

Maurizio Cattelan probabilmente se la ride dall’alto della sua notoria indifferenza ai premi. Mentre al Guggenheim di New York si spellano le mani per applaudire la sua ultima retrospettiva (ha infatti annunciato il ritiro ad appena 51 anni) a Milano la giunta gli nega l’Ambrogino d’Oro.

Non gli è bastato essere l’artista italiano più conosciuto al mondo per entrare nella lista dei benemeriti meneghini. La motivazione è comica, Cattelan sarebbe troppo poco milanese, ma gratta gratta la vera ragione potrebbe essere un’altra, e cioè che la sua candidatura è stata sponsorizzata dall’assessore Stefano Boeri, ormai caduto in disgrazia tra le fila della sua stessa maggioranza. Misteri della politica?

Sul web circolano le prime news sulla entusiastica accoglienza che gli abitanti della grande mela hanno riservato a questo artista provocatore e controverso che nel ‘93 alla Biennale di Venezia invece di esporre un proprio lavoro cedette lo spazio a un marchio commerciale. Allora sembrò una stramberia, ma poi quando Cattelan diventò Cattelan anche quel reperto passò al rango di opera d’arte. Dall’Italia è arrivata a NY un’intera delegazione, costituita da amici, parenti, lo stato maggiore dell’arte nostrano al completo, il gruppo di Filicudi (dove Cattelan ha una casetta), i suoi tre galleristi, e poi  publisher, direttori di musei, artisti, collaboratori e persino star della musica come David Byrne, Jovanotti e Gianna Nannini.

Tutti estasiati col naso all’insù ad ammirare quello che probabilmente è il progetto più radicale e visionario che abbia mai fatto. Invece della solita mostra tradizionale Cattelan ha appeso tutte le sue 130 opere al soffitto della rotonda, con le istallazioni disposte in modo ordinato e cronologico. Un’idea divertente e sbalorditiva, ma tanto complessa da mettere sotto stress gli organizzatori che per la bisogna hanno dovuto assoldare ben 30 persone tra ingegneri e calcolatori di contrappesi. Lo stesso Nancy Spector, curatrice capo del Guggenheim Museum ha definito la retrospettiva “All” (4 novembre-22 gennaio) “Un’impiccagione finale”. “Visitare questa mostra scardina molte delle abitudini che abbiamo nell’accostarci a un’opera d’arte contemporanea – ha dichiarato un gallerista a un giornale italiano – avvicinandoci a un’installazione, girandoci attorno. Cattelan ci tiene a distanza, riconsegna importanza all’occhio e mette alla prova il nostro senso della misura e il nostro ruolo di spettatori”.

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