CIINEMA & CUCINA, un connubio potente che da Totò arriva a Ratatouille.
Sono decine e decine le pellicole del cinema italiano e internazionale nelle quali il cibo va a rivestire un ruolo fondamentale

Chi non ricorda Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi nei “Nuovi Mostri” lanciarsi di tutto, ma proprio di tutto, durante una spaventosa rissa nella cucina di una trattoria. O le memorabili sacher torte e l’enorme vaso di nutella con cui Nanni Moretti consola le sue nevrosi in “Bianca”, oppure, e qui rivanghiamo un’immagine  sacra del cinema italiano, il giovane Alberto Sordi che uccide gli spaghetti mangiandoli in “Un americano a Roma”? Sono decine e decine le pellicole del cinema italiano e internazionale nelle quali il cibo va a rivestire un ruolo fondamentale, anche se di volta in volta differente, da spunto a momento focale della narrazione, da pretesto a icona. Senza contare le tante storie d’amore di celluloide che si sono svolte tra forni e fornelli.

La parziale e arbitraria carrellata che proponiamo non può che proseguire con “La gran bouffe”, in italiano,  “La Grande abbuffata”, il film più riuscito di Marco Ferreri dove quattro amici, un giudice (Noiret), un pilota di linea (Mastroianni), un ristoratore (Tognazzi), un produttore tv (Piccoli), si riuniscono in una villa di Neuilly, fuori Parigi, decisi a compiere un quadruplice harakiri gastronomico-erotico. Li accompagna, pingue angelo della morte, un’insaziabile e materna maestra (Ferréol). Un film esagerato forse troppo forte per i palati delicati, meglio quindi la grazia e la struggente malinconia de “Il pranzo di Babette”, di Gabriel Axel, centrato sull’allestimento di un pranzo per dodici persone che si trasforma in un’opera d’arte gastronomica.

Decisamente movimentato invece, “Il  cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” di Peter Greenaway, fondato sul trinomio cibo-sesso-violenza, mentre lo schema del giallo con truci omicidi a catena è alla base di “Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa” con Jean-Pierre Cassel che finisce cotto al forno, Stefano Satta Flores affogato in una vasca di aragoste e Philippe Noiret schiacciato dentro una pressa per anatre. Chi non ricorda poi “Pomodori verdi fritti”, grande successo di Jon Avnet,  “Chocolat” di Lasse Hallström con Juliette Binoche,  o il capolavoro di animazione Ratatouille” con quel topolino di campagna che realizza il sogno di diventare un grande chef a Parigi. Tornando infine ai film di casa nostra, la tavolata cinematografica più nota, resta quella di “Miseria e nobiltà” dove il concetto di gioia legata al cibo viene espresso da Totò che balla sul tavolo con gli spaghetti in mano, dopo aver ricevuto un inatteso e ricco carrello di vivande da un benefattore sconosciuto. Metafora di un Italia povera che gioiva con poco.
Mauro Scarpellini .

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