È una “dieta” paradossale, si mangia quello che si vuole, sempre all’interno di un ottica biologica e salutista e si perde peso col risultato di ottenere un corpo armonioso. Non si tratta di nutrirsi con chissà quali intrugli, o di sottomettersi a faticose diete, bensì di intraprendere un percorso mentale. E’ questa la filosofia che sottintende il libro di Daliah Giacoma Sottile, “La cucina dei colori”, ovvero la psicologia dei colori associata al cibo, Ne parliamo con l’autrice in questa intervista

Di che cosa si parla nel suo libro
Il libro nasce da un’intuizione legata al potere vibrazionale del colore. A un certo punto della mia vita mi sono resa conto che il colore è assorbito dalla vista e quindi dai sensi. Ogni colore ha un significato. Il bianco nel cibo è la luce, la purezza e la pace. Il giallo è il sole e l’energia, il rosso è forza, passione, amore e fuoco, il verde è la natura e l’equilibrio e poi c’è il nero, un colore controverso, è la fertilità. Se si prende una mela e la si taglia a metà, i semi sono di colore nero, tutti i semi in natura sono scuri, ma significano fertilità. In sintesi il libro racconta questi cinque colori separatamente connessi al cibo.

Facciamo qualche esempio
Quando ho una giornata intensa di lavoro, mi serve concentrazione e  razionalità e quindi al mattino mangio un piatto dove il colore predominante sarà il bianco, ad esempio, cereali, yogurt, il melone bianco, le mele, le pere, etc. Oppure se alla sera vado a ballare dopo una giornata di lavoro avrò bisogno di energia e quindi mangerò rosso e giallo, una pizza è perfetta. Oppure se ho voglia di qualcosa di fresco, specialmente quando fa caldo, allora scelgo l’insalata dove ci sono tanti verdi che grazie alla clorofilla ti rinfrescano dandoti equilibrio. Il nero poi è interessante, nel caffè, ad esempio, c’è il marrone che lo scalda, perfetto alla mattina come corroborante, invece il cioccolato che contiene bromo è ideale per andare a letto alla sera perché concilia il sonno.

Ma questa psicologia dei colori applicata al cibo come le è venuta in mente?
L’intuizione è arrivata nel vedere un piatto di cibo colorato in una giornata uggiosa. Mi ha ricordato un libro sulla teoria dei colori di Goethe e poi tramite un amico ho scoperto Steiner che aveva rielaborato le tesi di Goethe. Ho studiato questi due testi, rielaborandoli con una mia personale interpretazione e alla fine testando su di me l’incrocio tra colori e alimentazione ho scoperto che funzionava. Invece di focalizzarmi come al solito sulle calorie, ora mi concentro sul mio sentiment e di conseguenza scelgo il colore che più in quel momento rappresenta il mio stato d’animo. Mi sono reso conto col tempo che ho conquistato una linea più armoniosa, la pelle è diventata più luminosa e in generale ho acquisito una grande serenità.

Quando presenta il libro quali sono le reazioni della gente?
Ho fatto una presentazione in un negozio di moda a Treviso di fronte a una trentina di persone. E’ stato un successo perché ho fatto capire che bisogna abbandonare l’ossessione per le calorie che ci fa sentire la pesantezza del sacrificio. Mangiare è un atto primario, attraverso il colore una persona acquista serenità e per magia il tuo corpo cambia.
Mauro Scarpellini.

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