Tevez, il bad boy che sta facendo litigare Milan e Inter. Ma ne vale la pena?

“Balotelli, Cassano, Ibra e ora Tevez, chi è il più indisciplinato?” Sul web fioccano post di questo tenore da quando l‘ipotesi che Carlito Tévez faccia il suo ingresso sulla ribalta calcistica meneghina, non è più un ballon d’essai natalizio.

Cresciuto alle porte di Buenos Aires nel poco raccomandabile barrio di Ejército de los And, Carlito Tevez, attaccante dal carattere come minimo problematico, è diventato l’oggetto del desiderio di Milan e Inter. Galliani ne sembra innamorato, Moratti è sulla buona strada per perderci la testa. I due stanno facendo a braccio di ferro per portarsi a casa questo piccoletto argentino, un po’ tracagnotto, ma agile e dal tiro molto potente. Il ragazzo, soprannominato Fuerte Apache, è in grado di agire come prima o seconda punta e di spaziare lungo l’intero fronte offensivo.

Qualcuno lo definisce un fuoriclasse, qualche altro solo un buon giocatore, i più cattivi parlano di un’eterna promessa mai mantenuta, ma non è questo il punto. Al di là del fatto tecnico c’è che Carlitos ha un curriculum vitae non proprio da collegiale di Oxford. In tutte le squadre dove ha giocato sempre piantato qualche grana di troppo.

Nell’agosto del 2006, ad esempio, Tévez abbandona i compagni del Corinthians, rifiutandosi di giocare e dichiarando di volersi trasferire in Europa. Lo accontentano, approda in Inghilterra dove, dopo una poco esaltante parentesi al West Ham, plana al Manchester United dove vince campionato e Champions League. Ma il 20 giugno 2009 è rottura. Il motivo lo spiega la società sul sito ufficiale: “Il giocatore non desidera continuare a giocare con il Manchester United”. L’ultima “perla” è dello scorso settembre, quando in forza al Manchester City, il tecnico Roberto Mancini lo invita ad entrare in campo nel secondo tempo della gara di Champions League in casa del Bayern Monaco, sul risultato di 2-0 per i tedeschi; Tevez rifiuta la sostituzione. Al termine della partita Mancini gli da il benservito, cacciandolo dalla squadra.

Facendo due conti facili facili, sono almeno sei anni che Carlito Tevez fa le bizze, affermando di non trovarsi bene in nessuna squadra in cui milita. Il Milan, che ha già un attacco di gente fortissima, ma dall’infanzia tribolata, è proprio sicuro di fare la scelta giusta? Soprattutto se poi il suo arrivo significherebbe la partenza di Pato, che sarà anche in crisi, ma è pur sempre un ragazzo bravo e disciplinato, due cose che nel calcio contano. E l’Inter, famosa per la sua allegra gestione dei giocatori (vedi Ronaldo, solo per fare un nome), non ha il timore di fare un ennesimo buco nell’acqua con un apache come Carlito? La Tevez mania in salsa meneghina non si capisce da dove nasca…
Mauro Scarpellini

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