Pitti Uomo segna il record di presenze per i marchi esteri. L’evento si rivela sempre più penetrante all’estero infatti in questa 81esima edizione, su 1.073 marchi presenti 411 provengono dall’estero contro i 23.100 buyer presenti nella precedente edizione invernale, e di questi più di un terzo (7.700) erano stranieri. Presenze illustri come i brand internazionali MCQ, linea giovane di Alexander McQueen, DKNY Men e Jimmy Choo, ma anche piccole e medie imprese che rappresentano le vere protagoniste del tessuto industriale italiano legato alla moda.

Ma questa è solo una delle notizie che arrivano da Firenze. Secondo il preconsuntivo elaborato dal Centro studi di Smi, la federazione del sistema tessile e moda italiano, la moda maschile italiana si avvia ad archiviare il 2011 con un incremento del fatturato del 3,4% a 8,4 miliardi di euro.

Dati che lasciano spazio ad un certo ottimismo, specialmente se si confrontano con quelli dei due anni precedenti: -0,5% nel 2010 e -11,2% nel 2009. Ma in questo contesto c’è anche un dato negativo ed è quello della produzione italiana che,  sempre secondo il Centro studi Smi, registra un  “gravoso deterioramento, che dovrebbe portare a una flessione dell’8,9%”.

A Pitti Uomo si parla già del prossimo inverno – ci sono 1060 marchi internazionali. A prendere in esame le collezioni, invece, sono 23 mila i buyer provenienti da tutto il mondo. Se il primo giorno molti espositori hanno lamentato un’affluenza scarsa, ieri la pertecipazione è decisamente cambiate. Nel padiglione centrale, dedicato alla moda formale, e al piano superiore, dove ha sede il “Classico Italiano”, totalmente made in Italy era strapieno di buyer orientali. Che il vento stia cambiando?

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