Si parla tanto di abbattimento di barriere, se ne discute per trovare soluzioni e risposte concrete, ma non sempre tutto ciò si concretizza.

Questa è l’occasione per far realizzare un sogno ad una ragazza che ha sempre vissuto per i Pooh, ma è anche un’inchiesta per sottolineare come si viaggi nell’Europa del 2012, quando sei una persona disabile.

Ecco allora che l’invito a collegarsi al link http://www.ulule.com/olympia/ è un dovere, un’analisi attraverso la quale ci si rende conto che i problemi dei disabili sono comunque infiniti.

“Sto cercando di esaudire il sogno di una persona che ho conosciuto durante un progetto che ho fatto a Nettuno. – commenta la promotrice dell’iniziativa – Elenora è su una carrozzina dalla nascita, ma, a parte questo, ha avuto davvero un anno piuttosto tortuoso. A marzo l’hanno ricoverata ed è stata tra la vita e la morte per due mesi. Poi dopo 6 mesi l’hanno dimessa. A casa sua, dopo una paralisi totale adesso si sta riprendendo e – fisioterapia dopo fisoterapia – è ritornata a muoversi sulla carrozzina. Lei è una fan sfegatata dei Pooh e quando l’ho incontrata mi ha detto che il suo sogno di ritorno alla “normalità” sarebbe stato quello di andare a vedere i Pooh all’Olympia di Parigi a fine gennaio. Io, con l’aiuto di qualche amico davvero amico, ci provo.”

Un progetto che vuole andare dritto al cuore di Eleonora, ma che vuole trasformarsi anche in un documento critico e serio da diffondere e affrontare.

“Visto il lavoro che faccio in IBM sui temi dello smarter transportation legati alla disabilità/inclusione sociale, mi sono inventato questo: prendere l’occasione di questo viaggio per documentare cosa significa viaggiare nell’Europa del 2012 se, per caso, sei una persona disabile. – continua – E quindi girare il documentario “La strada verso l’Olympia” che abbiamo intenzione di portare e presentare a tutti i Festival dove si parli di mobilità, trasporto, turismo, viaggi che abbiano a che fare con le persone disabili.”

Il film sarà girato con gli studenti dello IULM, con l’aiuto del regista Marco Pozzi.

Un pensiero ad Eleonora, al suo sogno, una speranza per il futuro
“E’ buio pesto, le barche continuano a scarrocciare in porto, devo alzarmi e non so come fare. Non voglio svegliare mia madre, è così stanca. Appoggio le mani sul materasso e mi sposto a fatica verso la spalliera, il cuore comincia a battere forte. Mi succede ogni volta che faccio il più piccolo movimento. Peso troppo, me lo ha detto il medico: devi dimagrire. Mi imbottisci di farmaci e vuoi che mi privi del piacere di un piatto di pasta ? Sei un pazzo, meglio sentir strippare il cuore. Continuo ad ancheggiare sul letto, ma non riesco a sedermi, il mio corpo è ancora disteso e la testa pigiata contro la spalliera fa male. Ci provo sempre a cogliere di sorpresa le mie gambe. A svegliarmi, a sedermi, ad alzarmi, a conquistare la porta di casa e uscire a vedere il mare.

Non ci riesco mai, una delusione ogni volta. Allora faccio finta di niente, prendo le mie cuffiette e comincio a canticchiare piano, piano. Sì, “la musica arriva sempre a salvarci”. Adoro i Pooh da quando ero piccola, non mi stanco mai di ascoltarli. In tre o in quattro fa lo stesso, purchè stiano con me, mi facciano sognare.

Chissà che emozione sarebbe sentirli dal vivo. Le luci, il palco, le loro facce così familiari per me, quelle giacche colorate.
La testa dolente e le gambe immobili, mi riportano coi piedi per terra. Si fa per dire.
E’ notte fonda e non mi va di pensare, continuo a cantare.
“C’è un continente, una terra altrove non è nelle carte .

MA C’È E  SI SA L’HAN VISTA ANCHE GLI UOMINI DALLA LUNA
MA SOLTANTO A CHI È PRONTO SI SVELERÀ.
IL PRIMO MATTINO DEL MONDO È LÀ… “
Eleonora, Ele, vengooo….
Accidenti ho svegliato mia madre, quando canto non mi regolo.
Stacco le cuffie al volo, si accende la luce. Peccato, adesso c’era Fammi sognare ancora.
Con due mosse, forse tre, sto finalmente sulla carrozzina.
Grazie mamma.”

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