Antonello Piroso sta per chiudere l’avventura con La7? La notizia movimenta il mercato televisivo di gennaio. Da qualche settimana il nome del conduttore è dato come partente sicuro, destinazione RaiDue.

Stupisce il percorso da gambero di questo giornalista che prima dell’arrivo di Mentana era il nome più spendibile della testata giornalistica dell’emittente.

Invece, una volta disarcionato dalla tolda di comando del Tg, Piroso si è come perso nei rivoli del palinsesto. Sparito dalla circolazione il suo programma di punta, Niente di Personale, il nostro si è consumato in una serie di trasmissioni magari anche interessanti dal punto di vista editoriale, ma esangui come ascolti.

Il contenitore domenicale “Ma anche no”, partito lo scorso 4 dicembre, è stato chiuso il 22 gennaio, appena un mese e mezzo di vita, a causa della audience risibile, poco più dell’uno per cento. L’esperimento voleva essere un’alternativa più dignitosa ai salotti kitsch di Canale5 e RaiUno, un appuntamento in cui informazione e intrattenimento potessero incontrarsi ad un livello più alto.

Invece il pubblico di La7 ha disertato forse perché giù soddisfatto della pingue offerta informativa messa in campo dalla rete durante la settimana. Nonostante la benedizione della trasmissione da parte del nuovo direttore di rete Paolo Ruffini, il programma ha girato con un budget ridotto al minimo e nessuna promozione.

Critiche sono piovute anche sulla testa dello stesso Piroso, la sua presunta mancanza di leadership e la sua testardaggine a inseguire più una prima serata che un pomeriggio domenicale dove il linguaggio per forza di cose, deve rimanere negli steccati del nazionalpopolare. Eppure il programma aveva una sua anima e Piroso aveva scelto bene i collaboratori, trai quali  il giornalista Andrea Scanzi e il team satirico del bravo Maccio Capatonda.

Comunque “Ma anche no”, è stato un tentativo che andava fatto e che stava nelle corde della rete, la quale adesso, dovrà in ogni caso trovare un rimedio perché non può continuare ad essere assente in una fascia così importante. Risulta invece disarticolato rispetto all’identità d La7 l’altro programma di Piroso, questo dichiaratamente di nicchia “Ahi Piroso”. Spostato dalla mattina alla sera tardi da Ruffini, “Ahi Piroso”, è più un giochino tra intimi, un salottino radical chic pieno di frizzi e lazzi in libera uscita. E di nicchia è naturalmente anche l’ascolto.

Insomma il Piroso che diventa jolly del palinsesto di La7 non funziona. Riportarlo a condurre un programma di informazione durante la settimana non se ne parla, tutte le caselle sono occupate e poi vista la copiosa campagna acquisti di questa estate, è evidente che la rete non voglia più puntare su di lui. In realtà La7 sarebbe obbligata per contratto a fargli fare una prima serata, ma nonostante gli annunci questa ipotesi è stata continuamente rimandata.

A far uscire dallo stallo questa situazione – non dimentichiamo che Piroso ha un contratto biennale da 840 mila euro l’anno, mica noccioline – è arrivata RaiDue che ha pensato a lui per il nuovo talk-show del giovedì sera, già piazzato in scaletta all’inizio di marzo. Oggi in quella fascia RaiDue non ha più ascolti, per cui preme per riportare in video una trasmissione di qualche peso.

Se Piroso accetterà la sfida si troverà davanti Servizio Pubblico e Piazza Pulita, che drenano rispettivamente tra il 5 e l’8% di share. Un sfida dura da vincere visto che al giovedì è già caduto un programma di approfondimento, La versione di Banfi, massacrato senza pietà da Formigli e Santoro. Per Piroso sarebbe una chanche importante per tornare nella tv che conta, a costo di fare un bagno di sangue, l’alternativa è continuare a fare il jolly invisibile  nelle pieghe del palinsesto di La7.
Mauro Scarpellini

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