La sfilata è un gigantesco videogame, esempio mutante di una nuova visual art. Sul fondale del Piccolo Teatro vibrano frange multicolor che formano un maxi logo LB pixelato e cangiante. Laura Biagiotti ricostruisce il suo alfabeto per immagini interiori, semina un giardino irreale dove fioriscono stampati, intarsiati, ricamati i fiori della mente, come nelle sculture di Jeff Koons o nelle immagini naturalistiche di Irving Penn. Grandi papaveri variopinti crescono in questa serra pop e si arrampicano sugli abiti fluttuanti, fatti di sovrapposizioni in leggerissimi materiali policromi. Stampa, natura, colore e volumi iperfemminili danno vita all’eco-chic.
La moda di Laura Biagiotti è sempre una lettura attenta agli aspetti più innovativi dei tessuti, dei filati e delle lavorazioni. L’abito interagisce con l’ambiente e con il soggetto, con un portato di curiosità e di inaspettato.
I colori sono sgargianti ma non aggressivi, utili a rappresentare una stagione metamorfica per una nuova natura concettuale. Un prisma di tinte forti gioca con il fuxia, l’arancio, il turchese, il verde, il giallo, il lilla. Il bianco Biagiotti si unisce al nero per un neo-optical. Rimane puro, freddo, quando si accosta all’argento; si scalda fino a diventare avorio a contatto con il platino. Bagliori metal: oro, peltro e bronzo hanno una vena umoristica e rigenerante.

Hanno lo sguardo rivolto a Oriente le cinture obi e le forme audaci e ipervoluminose come quella  dell’abito oblò e del kite pull, futuribili e pur sempre immensamente lirici, come lo stile di Laura Biagiotti propone da sempre. Profili di paillettes ed effetti laminati illuminano i tessuti e la maglieria. E’ la stagione dell’abito, soprattutto quello corto, da vernissage: bicolore, plissettato, e stampato con fiori poetici o geometrie psichedeliche. Il capo-mito, la bambola, è rivisitato con balze drappeggiate che ne definiscono un nuovo volume, ed è realizzato in tinte vivaci o in lamina d’oro.
I metalli accendono gli accessori che sono specchianti, satinati o craquelées. Il ricamo-gioiello passa dall’abito alla borsa nella pochette con decorazioni iper-preziose e tridimensionali.
“La mia”, confessa sorridente la Stilista “è una fashion therapy: dalle coccole del molle ed edonistico cachemire, ai miei lini bianchi in forme neo romantiche e iperfemminili, al logo del monogramma e del castello pixelato con l’ingenua paillette oro e argento”.

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Articolo pubblicato da in data: 27.09.2007
Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2007