“Ho avuto la sensazione di giocare con pezzi di stoffa e colori, imprimendo alla collezione un respiro inconscio che ha sorpreso anche me”.

E’ questa la chiave di lettura della nuova collezione creata da Debora Sinibaldi, che porta in passerella leggerezze e fluidità seconda skin capaci di evocare suggestioni anni 20 e 30 proiettate in un futuro ancora tutto da scrivere.

Partendo da un rettangolo.

La forma prima di tutto, poi i colori e, subito dopo, gli abbinamenti tra materiali che scoprono insospettati feeling e raggiungono l’armonia in un patch sensuale.

Assaporato nella libertà relaxed delle spalle destrutturate, nei girocolli morbidi, nel punto vita mai definito eppure sottilmente percepito, fino ai bordi volutamente incompiuti.

Giochi di blu, tra l’oceano, il navy e l’oltremare, avvinti dai  turchesi, interrotti dai lilla e dai viola, tra accenti giallo acido e rosa antico combinati in stampe geometriche che si mescolano ai pannelli delle gonne, che coprono le trasparenze dell’abito di organza o che esplodono tra duchesse di raso e francobolli di velluto.

La maglieria muove l’adagio delle superfici extralight con scultoree incrostazioni nate dal ricamo e confuse dentro applicazioni knitwear dei golf e della cappa al ginocchio.

Ancora intrecci di lana e seta nei cappotti, griglie di piquet lavorato con velluto e lana grezza nelle giacche, georgette e pelliccia, magari in Kidassya selvaggia e lucente nelle cromie del rosa pallido  combinata alle maniche di un sofisticato  astrakan in black.

Debora ha messo insieme un capo e poi l’ha scomposto per estrapolarne una nuova identità, per essere costantemente sorpresi da quello che la moda ci può regalare.
Accostamenti, costruzioni, assemblamenti, miscelamenti.
Baloccarsi con gli abiti.
Un vero collage.

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