Caos stellare. Universo galattico pluridimensionale. Cosmo che si estende all’infinito. Cielo scintillante.

In questo cielo, la costellazione GIR+A&F. Un cerchio, delle stelle. Supernova. Qui la stella, ricorrente, onnipresente, non è estetica né aneddotica, ma elemento di costruzione che si è imposto a poco a poco nella sua evidenza. L’architettura dell’indumento tradizionale esplode, per lasciare ora spazio ad un solo capo circolare da cui partono frecce, indomabili, che fuggono in tutte le direzioni, zampillano come fuochi d’artificio, danno vita a volumi inediti come altrettante costellazioni.

La stella è intrinseca. Strategica innanzitutto, diventa allora in tutta naturalezza figurativa. Emblematica.

In questa collezione pervasa di disinvoltura, il volume è protagonista. Sfrenato, selvaggio, inafferrabile e libero da qualsiasi vincolo. Gira vorticosamente. La sfida? Controllarlo in 1001 modi, appropriarsene, farlo cedere.

Così i parka danzano, si sgualciscono, si distendono. I cappucci si tramutano all’improvviso in ampi scolli, lo spirito militare lascia posto ad un gabardine composto, e la versione in shearling, reversibile in capra del Tibet, diventa ora un sobrio tre quarti in pelle, ora elegante guscio di pelliccia.

Su giacche e cappotti, le classiche paramonture volano in schegge, il tessuto in eccesso si plissetta, si arriccia. Stessi effetti sui cardigan: lunghi, corti, si portano destrutturati, la grossa maglia ritorta, come ingarbugliata, che sgocciola volontariamente. Per allacciare questa serenata di stoffe, legacci di pelle che si annodano a piacere, segni dell’infinito per infinite possibilità.

La vita, da parte sua, esita, gioca, alta, bassa, il trompe-l’oeil confonde, le bretelle sono ludiche, quasi formano un tutt’uno con il tessuto, qua e là vi s’intrecciano.

Il pantalone ha voglia di novità. In uno spirito cubista, anche lui fa la sua piccola rivoluzione: addio tasche ricamate, addio pattina, addio cuciture tradizionali, si reinventa in un solo pezzo e ruota intorno alla stella, con una nuova abbottonatura, tasche in sbieco. Hakama da kendo, gonna pantalone che libera la sua nuvola di tessuto ripiegato a partire dall’attaccatura della coscia, evitando accuratamente di appesantire il fianco. Jodhpur inedito, faceto, dal volume spostato, non più basicamente sul fianco ma esportato: davanti, con la stella che si dispiega come un origami nei punti nevralgici del corpo, sulle gambe, con un’apertura al ginocchio, sul sedere con una particolare imbottitura e sui polpacci, chiusi invece con ganci e zip.

Il trattamento al laser ne combina un’altra delle sue: sulla pelle, passa al vaglio stivali e stivaletti.

Si sposa anche con un materiale del tutto innovativo, la fibra di mais. Da questa unione nascono piccole sottovesti come origami, affermate, cesellate, tagliate al vivo, discrete e fresche punte di colore in un cielo cupo, che strizzano l’occhio alla primavera che si risveglia e ricordano che non ci sono più stagioni.

Altri tocchi pimpanti, aerei: le camicette con manica a sbuffo, e gli abiti di maglia sottile, leggerissima, portati con scarpe al confine tra stivale da thaï boxe e stivale da biker… per impedire che prendano il volo. Sconvolgimenti. Interrogativi. Supernova è passata di qui.

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