Collezioni Cerimonia 2009…E’ dedicata ad un principe la collezione Carlo Pignatelli Cerimonia 2009. Al principe romantico che rinuncia alla corona per amore, ma che detiene il titolo di sovrano indiscusso di eleganza, come Edoardo VIII d’Inghilterra, poi Duca di Windsor. Al principe un po’scapestrato e giramondo, figlio del nostro tempo, come i rampolli dell’ultima generazione Windsor o Grimaldi. Ad un principe del Rinascimento italiano, signore di una corte sfarzosa, mecenate, uomo di ingegno, membro di una casata illustre: i Medici, i Gonzaga, i Montefeltro, gli Sforza. Oppure al Principe Azzurro che esiste solo nelle fiabe come Caspian di Narnia…

Importa poco di quale principe si tratti esattamente. Importa invece che, più che il lignaggio, egli possieda – e manifesti –  la nobiltà vera: quella dell’animo, delle attitudini, del modo di essere e di porsi. La nobiltà che tutti vorrebbero avere e che tutti conquista. Perché è espressione di un fascino e di una signorilità innati…  
 
Per questa figura ideale il guardaroba non può che essere… principesco. Dunque unico, pensato e creato ad hoc, su misura, esclusivo nel senso migliore e più elevato del termine. Il valore assoluto che consente di dar vita ad un guardaroba del genere è la sartorialità allo stato puro. Un valore insito nel codice genetico della Maison Carlo Pignatelli e nella sua filosofia di stile, sviluppata con grande coerenza nei suoi quaranta anni di esistenza, in una logica di prodotto “hand made in Italy” che in questa collezione si esprime in tutta la sua pienezza e ricchezza.

L’intenzione è quella di evocare un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, in cui il principe si muove con la sicurezza di ammaliare e di sedurre con la sua figura esile, quasi evanescente, tanto da apparire stilizzata. Una figura del genere può permettersi di confrontarsi in libertà con le misure e le proporzioni di ciò che indossa, perché sa di poter contare sul suo naturale aplomb. Così, le sue giacche non conoscono mezze misure: possono essere decisamente ridotte in lunghezza e munite di revers piccoli, oppure lunghe e sciancrate come redingote, oppure ancora più comode persino seducenti come una robe de chambre da “giovin signore”. Mentre le camicie risaltano per le pettorine elaborate e le applicazioni sontuose e sono coordinate alle fasce ed agli accessori, in primo luogo alla cravatta esasperata in larghezza tanto da diventare un ascot ed una sorprendente gorgiera seicentesca da vero hidalgo castigliano.

Il Principe ha, naturalmente, la sua dama che Carlo Pignatelli elegge a sua musa.

E’ una donna dalla femminilità botticelliana, lieve ed insieme solenne nell’incedere, sensuale nel porsi. La sua figura è eterea e sinuosa, il suo portamento è quello di una vera regina, o meglio, di una principessa delle fiabe…

I veli di chiffon e di organza che la avvolgono paiono non aver fine, sono impiegati in grande quantità per confezionare ogni abito, ingentilito ed arricchito da lavorazioni a petali, oppure da cascate di ruches sovrapposte e scivolate. C’è una volontà di opulenza soave e  magica che si esprime nei ricami da sogno ad effetto specchiato oppure a confetto, attenuati dal tessuto che li riveste. Ma non manca il piacere di una preziosità più sfarzosa, più dichiarata, che vive nelle parure di pietre dure e  nei cristalli Swarovski volutamente enfatizzati nelle dimensioni…

E’ lieve e pieno di grazia anche l’orizzonte cromatico, degno di un giardino incantato, di una Wunderkammer rinascimentale. Un giardino in cui il giallo punta di calla, il camaïeu delle rose, il grigio degli specchi d’acqua risalta nel contrasto con il nero più profondo ed intenso, persino corvino… 

Anche al maschile le suggestioni di magia e di opulenza vengono sottolineate dall’uso di tessuti puri, autenticamente nobili e fluenti, a partire dalla seta, esaltata nella sua lucentezza e nella liquidità di certi suoi riflessi, come se fosse il frutto di un incantesimo o meglio ancora di un prodigio alchemico. Ma la lucentezza diventa abbaglio puro, grazie ai cristalli Swarovski ed alle pietre dure tagliate a cabochon, che tempestano bottoni, cinture ed accessori vari, non potendo non far pensare ai gioielli della corona.

Nobile ed opulenta, calda e suggestiva, è anche la scansione cromatica. Ogni singolo colore può vantare un ascendenza aristocratica, dall’oro all’argento dei castoni dei gioielli, alle nuance dei beige, dei tortora e dei marrone del ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, dal grigio dei tight sfoggiati ad Ascot, sino alle sfumature pastello delle leggende nordiche popolate di folletti ed elfi. Ma per accentuare l’alone ammaliante e misterioso,  il principe di Carlo Pignatelli si  avvolge in un tabarro nero più della notte. Come farebbe il Conte Vronski dell’Anna Karenina di Tolstoj. O il Principe delle Tenebre.

 “The Great Frog” London Jewellery.

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Articolo pubblicato da in data: 23.06.2008
Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2008