Milano Fashion Week: VI giornata

di Simona Scacheri.

Ci si avvia verso la conclusione della settimana di sfilate milanesi e facendo un primo bilancio se ne ricava che l’accessorio è ancora protagonista incontrastato degli show. In tempi di recessione i designers creano meno tipologie forse, ma di grande impatto e unicità. E se il look può essere austero e minimalista, non si può dire lo stesso dell’accessorio.

Dsquared2 presenta sulla passerella la sua “gossip girl” giovane e frizzante, mentre Les Copains disegnata per la prima volta da Albino d’Amato, gioca con i colori a bande orizzontali e la maglia.

Max Mara parte dai valori sartoriali della tradizione. Il parterre della sfilata ospita il jet set del giornalismo patinato, nazionale e internazionale, ad attendere la collezione della griffe che vanta una corporate di ben 22 marchi (da Max and co. A Penny Black, etc, etc… ). L’evoluzione segna il passo partendo immancabilmente da ciò che è stato: storia e tradizione ispirano le creazioni contribuendo all’identità della donna Max Mara, moderna e decisa. I colori tradizionali nei toni si uniscono a materiali pregiati quali cachemire e jersey ma non disdegnano neppure i capi più azzardati di nappa o paillettes (luminose, ma non abbaglianti). I cappucci di pelo azzardano un moderno più calcato e il dettaglio metallico a forma di conchiglia che segna l’orecchio in alcuni casi, riporta l’attenzione sullo stile. Uno stile fatto di tagli, cuciture, maniche o aderenze e soprattutto, ça va sans dire, dettagli. Le maniche a kimono si ripetono nelle diverse uscite con successo. La collezione affronta una nuova maturità ed esprime un look perfetto per la donna di oggi, caratterizzata dal cambio d’abito “umorale”.

Il lusso non manca e non vuole mancare nelle creazioni di Valentin Yudashkin che sceglie una donna sofisticata e capace di mettere anche la velina sul volto a conferma della sua eccentrica passione per la decorazione. Il revers diventa pizzato, i ricami si impreziosiscono e il broccato è glitterato con maniera. Il costruttivismo delle linee convergenti attorno al punto vita slancia la figura nel suo complesso con cappotti e abiti. Ispirazioni che traggono spunto dagli anni ’90, dalle architetture futuriste di Vladimir Tatlin e dal digitale. Ma la vera sorpresa arriva con gli abiti da sera: principeschi e favolosi, rivolti ad un mercato ricco che può permettersi serate da sogno come forse il mondo russo sa vivere. Ampie gonnelline di taftà molto delicate, cristalli e Swarovski, tulle trasparente. Si gioca con l’effetto nude arricchendolo però di decorazioni che lasciano poco spazio al nudo in sé. Abiti speciali per occasioni speciali a ricordare che la moda è anche sogno.

Arte e cultura sono alla base della collezione di Laura Biagiotti fin dalla sua ispirazione, tratta dal centenario del Futurismo e da Giacomo Balla, e dalla location per il defilè che avviene nello splendido teatro Studio di via Rivoli. L’avanguardia detta legge sulla passerella e gli abiti si adornano di ricami, grafismi ed energia. Fiori futuristi per la cintura e tronchetti e scarpe in pelle metallizzata. Se il pubblico applaude sincero alla riuscita dello show tra i quali assiste anche Marta Marzotto è toccante il momento della consegna del mazzo di rose bianche alla stilista, che dopo pochi passi lo regala a sua volta a un ospite presente in prima fila ad applaudire la sfilata: Carla Fracci, altra arte che viene chiamata a sé dalla designer. Magia completa.

John Richmond non è da meno nel suo front row: da Materazzi a Sedorf, da Justine Mattera a Laura Freddi sono tutti raccolti per assistere alla sua sfilata nel capannone dei giardini di Porta Venezia a Milano. E la donna di Richmond non tradisce le origini rock e decise: di nero vestita, con inserti, cerniere e dettagli dorati a sottolineare con decisione ancora una volta il ritorno agli anni ’80. E sul finire lo stilista ne approfitta per uscire in passerella con Leila (del Grande Fratello) che mostra a tutti il nuovo profumo di Richmond! Evento nello spettacolo.

Altera e ieratica la donna di Francesco Scognamiglio fin dal primo sguardo: spalle a martello cappelli di pelo che evocano una zarina e cura dell’accessorio. Le scarpe sono nero e oro, gli stivali quasi sempre borchiati in oro, e le pochette hanno la forma di una conchiglia perché Francesco Scognamiglio sceglie il mare d’inverno come fonte di ispirazione, ma un mare chic e di nicchia che solo l’inverno della Costa Azzurra sa mostrare. Sfilano giochi di forme e tessuti che creano nuove silhouette rivoluzionando la linea stessa del corpo, ma lasciando intatto il concetto di eleganza.

Normaluisa ricrea un’ambientazione fiabesca e un po’ concettuale: il giardino segreto è evocato con pannelli in origami all’interno di uno splendido palazzo storico milanese che nasconde realmente un giardino, magari meno segreto di quello di Normaluisa. Il mistero fino a poco tempo fa era legato anche al nome di chi disegna la collezione, mai svelato, mentre da pochi mesi il riserbo è stato sciolto, ma la giovane designer ancora non ama la scena e decide di non calcare la passerella a fine collezione. Da Carolina di Monaco a Siouxie and the banshees, la stilista guarda a icone totalmente diverse tra loro per trarre ispirazione e si rivolge ad una donna capace di mille volti, ma pur sempre un’unica anima. E sulla passerella vediamo tessuti stampati con il maculato o delle simpatiche candy, pellicce non pellicce e reversibili in tessuto tecnico. Uno charme speciale evocato in ogni mise presentata.

Ma non è finita: Dolce e Gabbana si ispira al surrealismo ben rappresentato dall’abito da sera con la stampa di Marylin Monroe, Fendi, che ospita in prima fila Lapo Elkann mano nella mano con Bianca Brandolini, sceglie un donna trasformista. Pollini disegna gli abiti con geometriche decorazioni quali refrain della collezione mentre Donatella Versace preferisce tornare alla tradizione e mette in scena il “classico”, rigorosamente Versace.

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