La moda si racconta e lo fa dalle pagine di Marie Claire. Nel prossimo numero la rivista dedica uno speciale a Jil Sander, la stilista che da oltre 40 anni veste la donna con femminilità e dignità.

«Gli anni Novanta sono stati un periodo unico. È stato un fenomeno globale, non solo italiano: molti mercati sono entrati nel consumismo occidentale e lo hanno fatto attraverso i suoi prodotti più vistosi, eccessivi, sexy.

No, non penso a un periodo politico specifico, quanto a un voltarsi indietro collettivo», risponde al giornalista che le chiede un giudizio sull’estetica femminile italiana.

Da sempre attento e sensibile al mondo femminile, Jil Sander, non ha mai portato sulle passerelle una donna eccessiva, “estrema”, volgare.

Quello della Maison non è un attacco al look da velina, anche, ma non solo «Ho sempre disegnato abiti per donne del presente»: quelle che vivono «una vita vera», lavorano, escono di casa la mattina e spesso non passano da casa a cambiarsi.

Ritornata da poco a firmare la linea che porta il suo nome, nell’intervista afferma che finora «i mantra del mio stile sono stati “integrità” e “modernità”.

Ora voglio aggiungere “dignità” e “responsabilità”».  Conosciuta in tutto il mondo come la “regina del Minimalismo”, confida, a sorpresa, che non si è mai sentita “minimalista” e tra il “più” e il “meno” è una fan del “più”.

«Devi puntare al massimo quando si tratta di materie, visioni, confezione, taglio. Cercare di rendere possibile l’impossibile, semplificare il complicatissimo.

Il “meno” viene in un secondo tempo: quando trovi quello che veramente “ti porta avanti”, allora devi avere il coraggio di rinunciare ad aspetti meno importanti».

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