Il duo milanese, Casagrande&Recalcati, dopo aver realizzato per Dolce&Gabbana, Fendi Casa e Costa Crociere, progetti artistici di rilievo, finalmente si mette in mostra in Ipervanitas, nature morte come iperbole della vanità.

Ogni rappresentazione della realtà, nei lavori esposti, viene, mossa da un desiderio di dare persistenza all’effimero, di bloccare l’istantaneità e di condensare dentro di sé una sorta di profondità del tempo.

L’esposizione sarà presso MyOwnGallery con la mostra IPERVANITAS dal prossimo 7 marzo -20 marzo 2013.

“La vanità dell’esistenza si rivela nell’intera forma che l’esistenza assume: nell’infinitezza di spazio e tempo contrastato con la infinitezza dell’individuale in entrambe le dimensioni; nel presente effimero come unica forma nella quale l’attività esiste; nella contingenza e nella relatività di tutte le cose; nel continuo divenire senza mai essere; nel continuo desiderio senza soddisfazione; nella perpetua frustrazione del protendersi, elemento nel quale la vita consiste.”
Arthur Schopenhauer, Sulla vanità dell’esistenza

Ed è proprio per Affordable Art Fair 2013, che MyOwnGallery  svela Ipervanitas l’ultima personale di Casagrande&Recalcati (Sandra Casagrande e Roberto Recalcati).
Un percorso che prende vita all’insegna del simbolico che investe il tempo nello spazio, sviluppando un’immortalità reale.

Nelle nature morte l’iperbole della vanità si trasforma in natura compiacente, che concretizza il desiderio di ammirazione, di intima debolezza così come di ciò che è privo di fondamento, dell’infinito, diventando investigazione, domanda, complicazione. Ogni rappresentazione della realtà, nei lavori esposti, viene, infatti, mossa da un desiderio di dare persistenza all’effimero, di bloccare l’istantaneità e di condensare dentro di sé una sorta di profondità del tempo.

Ingrandire una parte della realtà, in Ipervanitas diventa costruirne una parallela, con colori e luce propri.

Il processo pittorico, può essere accostato a quello dei grandi maestri del passato, così la stesura del colore per velature e l’attenzione all’equilibrio compositivo. Ma non vi è traccia dell’antica rappresentazione della vanitas, anzi in un mondo attuale dove tutto scorre veloce, in questi quadri c’è un tentativo di cogliere ed eternizzare l’istante.

Nelle loro tele, infatti, la luce si mette al servizio dell’oggetto e attraverso il riflesso diventa materia, diventa sostanza integrante di ciò che illumina. E’ la luce immanente, luce che sta dentro le cose, che proviene da esse.

E’ la luce-materia che rimanda alle origini dell’arte italiana prospettica, a Piero della Francesca, ovvero al concetto neoplatonico di luce come emanazione, come contenuto della forma-idea, come fattore strutturale e decisivo dell’harmonia mundi.

Nei dipinti non c’è vana nostalgia del tempo passato, c’è la consapevolezza che una figurazione fatta con luce e colori artificiali accentua in modo straordinariamente suggestivo la distanza fra ciò che si riproduce e ciò che nella tela viene riprodotto. La pittura diventa così il dominio dell’altro, regno contiguo a quello della natura in cui anche un fiore può assumere coscienza plastica.

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