Nella splendida cornice di del Lago di Como spicca il monumento realizzato da Attilio e Giuseppe Terragni su ispirazione da un disegno di una ‘torre faro’ di Antonio Sant’Elia.
Il Sacrario, luogo di ritrovo e di incontro, sarà aperto al pubblico dal 7 aprile al 27 ottobre in occasione della mostra “LA CITTÀ NUOVA. OLTRE SANT’ELIA: CENTO ANNI DI VISIONI URBANE”

Saranno visite guidate, per un massimo di 15 persone per gruppo, possibili solo alla domenica dalle 15 alle 18.
I biglietti si potranno acquistare presso gli Info-Point comunali o direttamente al Monumento al costo di 3 euro.

Il monumento ai caduti è un simbolo di Como da sempre….Una storia che fa un salto nei ricordi a quando la città per quasi un ventennio aveva deciso di realizzare un monumento dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, senza trovare, nonostante alcuni concorsi, la soluzione ritenuta ottimale.

Fu Filippo Tommaso Marinetti, intervenuto all’inaugurazione della mostra commemorativa di Sant’Elia allestita al Broletto di Como nel 1930, a proporre di trasformare in monumento un disegno del 1912 (con datazione corretta in 1914) di una “torre faro” di Antonio Sant’Elia, il grande architetto futurista comasco, l’Amministrazione decise di dar corso al progetto.

Enrico Prampolini, rappresentante del gruppo futurista, ricevette l’incarico “per la traduzione su disegni in scala maggiore, per l’interpretazione della pianta e per il preventivo di massima per il fabbisogno dei marmi”; il suo lavoro, però, si fermò lì.

Ad Attilio Terragni venne affidata la direzione dei lavori di costruzione e, una volta defilatosi Prampolini, anche la “responsabilità del progetto”, per il quale fu coadiuvato nello studio dal fratello Giuseppe, al quale venne commissionata “la sistemazione dell’interno del Sacello e della Cripta e la sistemazione delle adiacenze esterne”.

Nel frattempo, però, la costruzione venne completata, almeno per le strutture in cemento armato.

Le modalità di intervento dei fratelli Terragni si legarono “scrupolosamente al concetto di non aggiungere; e di completare con interpretazioni invece tutto quanto fosse non esattamente definibile e decifrabile dallo schizzo di Sant’Elia”.

Nel definire i disegni costruttivi di dettaglio, la prima proposta di Prampolini venne modificata, con una operazione di “pulizia” rispetto agli elementi decorativi previsti, “rettificando – scrive Attilio Terragni nella relazione conclusiva, datata 16 giugno 1934 – in misura sensibile il primitivo progetto… nel quale non era indicata neppure una misura”.

Nell’interno, Giuseppe Terragni si muove in piena libertà elaborando una mobilità degli spazi che preannuncia il Danteum del 1938, una fra le sue ipotesi architettoniche più affascinanti.

Dall’ipotesi “futurista” di partenza si giunse perciò ad un’opera che Giuseppe Terragni valutava come “ormai dichiaratamente razionalista e purista”.

Categorie: Costume e società.

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