“Immerso nelle profondità del cielo, affascinato dalla dimensione di eternità dei suoi punti luminosi”
(Hans Hartung, Leipzig 1904 – Antibes 1989)

La mostra “In principio era il fulmine”, dedicata all’opera di Hans Hartung, inaugura a fine 2006 il nuovo spazio espositivo della Triennale Bovisa.
Con una collezione direttamente ispirata agli acrilici e agli inchiostri di Hans Hartung, Gabriele Colangelo sfila per la prima volta in Triennale.

E’ la luce a dominare la nuova collezione di Gabriele Colangelo, a plasmare i suoi volumi, a dominarne la scena e l’ispirazione creativa.

Luce come movimento slanciato e composto, come forza naturale sprigionata e subito trattenuta, elemento ambivalente di razionalità ed emozione che si dipana lungo il suo racconto tattile: dapprima silente e immacolata nel morbido enver satin delle bluse e dell’abito grembiule, nelle nuance quasi solide, tra gesso e selce, del lino stretch; poi abbacinante e spavalda, in mischia con i tessuti tecnici, enfatizzata da decori totalizzanti; quindi sfumata nel lucido riflesso di tonalità notturne cristallizzate dal riverbero di un flash.

Luce scheggiata, riflessa, moltiplicata nei ricami e nelle lavorazioni: serpeggia lungo il prezioso tessuto stuoia in fili di metallo degradé battuto, punteggiato da canuttiglie; luccica nei ricami di micropaillette, opache, lucide, ingabbiate nel filo di nylon come i cristalli rivestiti in filo di metallo. Cola con effetto liquido dai completi pantalone, attraversa traslucida il fil coupé di seta e nylon a inserti fiammati, serpeggia lucente nella sottile venatura che disegna i revers della giacca da sera di un profondo blu notte, balena nelle celesti saette aerografate e quindi dipinte a mano sulle falde del capospalla.

Pur bilanciata da linee maschili che scelgono sottili pantaloni a sigaretta, boy fit dal cavallo basso o bermuda basici, con giacche lineari dalle spalle appena insellate, la collezione rivela una suadente femminilità che si proietta sovente sulla lettura posteriore dell’abito, sempre sottolineata da scolli profondi e volute di tessuto.

Una sartorialità mai enfatizzata ma trasversale e constante conferma l’identità perfezionista ed elevata del marchio. Partendo dalle costruzioni, coi drappeggi laterali che quasi sollevano il tessuto in colpi di vento improvvisi, i torchon che sembrano scavare attraverso gli strati di tessuto stampato, la doppia manica a mantella che accarezza l’omero nel soprabito in seta lavata e la linea farfalla della giacca che amplifica il movimento con piccole riprese sui fianchi; per scendere fin nel dettaglio degli orli rifiniti a mano e dei motivi à jour tracciati lungo le cuciture laterali.

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