Un simbolo, un’icona, un richiamo ideale, ma anche un elemento concreto di decoro e di definizione di un abito. E’ la stella ad illuminare e ad identificare la collezione di Francesco Scognamiglio per la Primavera/Estate 2010. Stella anche nel senso di star, di celebrità del cinema – quelle che rendono mitica la Croisette –  oppure della musica, come Antony Hegarty, il cantante e song writer leader del gruppo  Antony and the Johnsons, a cui Scognamiglio dedica la sua nuova collezione e che alla collezione stessa regala la colonna sonora, dando il via allo show con un saluto live:
“Welcome to the world of Francesco Scognamiglio”…

… E’ un mondo popolato di donne sexy e forti, altere e sensuali, romantiche e austere quello di Francesco Scognamiglio. Donne il cui appeal vibra appieno grazie al bagliore notturno degli astri, riprodotto dai ricami a stella in cristalli che rilucono sulle giacche, sulle bluse o sulla tuta interamente risplendente come una galassia. Donne che delle stelle fanno un elemento di identificazione della propria personalità e del proprio stile.
Applicate sulle spalline del blazer, per decorare sì, ma un po’ anche per difendere. Ricavate da intagli, intarsi, giochi di  spessori materici tridimensionali che simulano l’origami. Riprodotte nei monili, nelle
acconciature o nei cappelli, ancora una volta creati appositamente da Philip Treacy.

Sono donne stellari con un’indole trasgressiva, che optano per “lunghezze” inguinali – anche se per la sera non rinunciano a strascichi da red carpet – e spacchi mozzafiato, che al pantalone preferiscono i fuseaux. Che hanno la vita strizzata da giacche-bustier, la cui anima strutturale è il corsetto fin de siècle, perfettamente visibile nella parte posteriore del capo. Donne che indugiano in tentazioni bondage-fetish. Indossano capi in lattice o in rete a maglie larghe, con il pizzo di rete che disegna fantasie intriganti
sui capi. Arrivano a portare una singolare maschera-quasi museruola, immancabilmente mediata dalla conformazione di una stella.

Sono donne che amano le antitesi. Mostrano una silhouette severa e ieratica, ma vestono tessuti fluidi che si plasmano sul corpo: raso doppio, jersey drappeggiato sapientemente a mano sulle forme, cotoni garzati, sete lavate, cotoni a nido d’ape.

Sono donne che si ritrovano con naturalezza nel DNA cromatico-estetico di Francesco Scognamiglio: oro, bianco e nero – questi ultimi spesso in combinazione tra loro in interno ed esterno – concedendosi però anche qualche alternativa, come il grigio foncé del cielo all’imbrunire – quando si accendono le prime stelle – oppure un delicatissimo glicine, o ancora un arancio abbacinante, quasi fluo, che non di rado è giocato in interno incendiando il bianco dell’esterno, oppure micro-stampe ad effetto pixel.

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