Le stanze di palazzo Visconti anche questa stagione accolgono il mondo immaginario che Malìparmi racconta, selvaggio e tribale. Semplice perché vicino al cuore delle cose. Ogni superfluo è bandito. A muovere tutto, un desiderio vero di toccare l’essenza di ciò che ci circonda, ascoltarla e fare nostro quello che ha da dirci.

Sulla scala d’ingresso, ci guidano segnali fatti di rami. Si inizia con un enorme tavolo fatto di assi, su cui sono sistemate borse e scarpe della nuova collezione, molto preziose. Tutto è come in una serra creata con enormi teli di plastica, con una vegetazione di filodendro e felci che sembra aver preso possesso del luogo.

Andando avanti si incontrano altre stanze, di cui presto si dimentica l’ordine e il numero. In una, bella come un planetario, alcuni manichini interpretano i diversi temi della collezione. Rivolti verso di noi come una grande tribù, sono illuminati da globi sospesi dall’alto.

La sala centrale è riempita di casse e sembra un laboratorio. All’interno di ognuna, oggetti che l’uomo ha costruito con le sue mani, unici e bellissimi. Primitivi e artigianali. Chissà quanti viaggi hanno fatto, ma sono arrivati fino a noi.  Gli oggetti sono legati, ancorati alla loro cassa con materiali ferruginosi. Se ci sporgiamo, dentro ogni cassa c’è un racconto fatto di immagini video, inconsuete, varie forme d’espressione che illustrano tecniche di lavorazione usate in tutto il mondo da tempi lontani. Mestieri che da sempre sono il segno distintivo del prodotto Malìparmi e una preziosa parte del suo spirito. Queste arti sono ciò che sopravvive ad ogni cambiamento come chi tramanda a chi verrà il segreto di creare qualcosa. Raccontarle è non perderle.

Il percorso sta per terminare. Ci accoglie un enorme letto a baldacchino dove è possibile stendersi e guardare in alto. Un video mostra le immagini della sfilata della collezione primavera-estate Malìparmi. Ecco donne che si muovono e camminano su musica rock, un fuoco e il rumore del vento, forte come un ricordo. Non sfilano nel senso classico della parola. Lentamente, senza averne da subito la percezione, il loro movimento cambia in un susseguirsi di piccoli cenni e diventa ritmo, energia. Come in un ballo tribale.
 

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Ultimo aggiornamento: il 28.09.2009