Dalla chioma rossa di una giovane agente dell’FBI fredda e controllata,  al biondo ricercato di una detective intelligente e sicura di sé.

È racchiusa tra questi due estremi la parabola televisiva di Gillian Anderson, diventata universalmente popolare, a partire dal 1993, come Dana Scully, protagonista della mitica serie X-Files, e tornata recentemente al grande successo con la mini-serie “The Fall”. Cinque puntate, ambientate a Belfast, in cui la ormai quarantacinquenne attrice americana veste i panni di un detective della polizia londinese, mandata in Irlanda del Nord sulle tracce di un serial killer intelligente e pronto ad accettare la “sfida”.

E una vera e propria “sfida” può essere considerata anche la decisione della Anderson di accettare un ruolo non facile, mettendosi in gioco in una nuova serie tv, fronteggiando l’inevitabile “fantasma” del suo precedente, televisivamente immortale, personaggio.

Due ruoli molto diversi, che si muovono affrontando tematiche lontane tra loro: dall’indecifrabile, paranormale, mondo alieno, all’agghiacciante scenario di un premuroso padre di famiglia che di notte si trasforma in spietato assassino.

Il nuovo corso della carriera dell’ex agente del paranormale è passato anche attraverso la serie Hannibal, tratta dai famosi romanzi di Thomas Harris, e proseguirà con un ruolo principale nella serie Crisis, in onda nel 2014.

Qui, a conferma del suo poliedrico talento, l’attrice sarà una madre molto determinata, pronta a fare di tutto per riavere il suo bambino, vittima, con i suoi compagni di scuola, del dirottamento del pullman sul quale viaggiava.

Nella fiction, il finale è ancora segreto. Nella realtà, gli indizi portano a scommettere che sarà un altro successo.

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