La cultura è potere, ma anche la ricetta migliore contro la crisi. Ne è convinto il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta che, nel presentare la 55esima edizione della manifestazione artistica che comincerà il primo giugno e durerà fino al 24 novembre, ha parlato di un’ “importante iniezione di fiducia per il futuro“.

La Biennale è come “una vecchia signora fuori moda che deve essere rigenerata” continua Baratta.Per questa ragione il sodalizio artistico è stato curato dal giovane e talentuoso Massimiliano Gioni.

Il lavoro del critico d’arte e curatore italiano si è sviluppato dall’Arsenale ai Giardini, spazio nel quale si concentra il cuore dell’esposizione.

Dall’innovazione tecnologica all’arte visuale passando per opere legate alla tradizione nazionale, la Biennale abbraccerà un intervallo temporale che va dall’inizio del secolo ad oggi e ospiterà 150 artisti provenienti da ben 38 nazioni.

Le novità di questa edizione saranno la presenza della Santa Sede attraverso la mostra “allestita nella Sala d’Armi” dal titolo, concepito dal Cardinal Ravasi, “In principio”. In secondo luogo ci sarà spazio per “uno sguardo sull’occulto”, in particolare la “componente sciamanica”.

Questa Biennale è un evidente “tributo ai surrealisti”, spiega Gioni, ma potrebbe rappresentare un “antidepressivo” per chi, invece, deve fare i conti con la realtà di tutti i giorni.

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