Andrea Silla, classe 1983, nasce a Perugia da una talentuosa famiglia, sua madre infatti era capo sarta di Luisa Spagnoli.

Nel 2002 vince il concorso internazionale della moda “Atelier” a Prato e viene chiamato da Christian Dior dove lavorerà tra scuola e boutique.

Proprio qui conosce una sarta di Valentino che gli consiglia, dopo aver esaminato il suo book, di mandarlo a Palazzo Valentino, e il mese successivo, viene chiamato dalla casa di moda per un colloquio d’ingresso.

Pluripremiato nei tanti concorsi di moda, è stato definito da alcuni giornali l’Enfant prodige del fashion. Il giovane couturier italiano, adora Valentino Garavani, Versace. Il suo sogno è quello di sfilare a Milano, con due testimonial d’eccezione: Rita Hayworth e  Audrey Hepburn!
Lo incontriamo nel suo studio a Perugia, tra tessuti e cartamodelli.

Come hai iniziato?
“Inizialmente ero attratto da qualsiasi forma di arte, ho disegnato tantissimo, probabilmente per distogliere la mente da immagini molto tristi della mia infanzia. Poi mi iscrissi all’istituto statale d’arte di Perugia, e dopo 4 anni di architettura scelsi un corso di moda. Appena iscritto i professori mi fecero partecipare ad un concorso internazionale, e con grande stupore di tutti la mia scuola vinse grazie a due miei abiti, da lì in poi il mio futuro era ormai segnato”.

Hai ereditato da qualcuno in famiglia il tuo talento come stilista?
“Da mia nonna e anche da mamma. Mia madre lavorava tutto il giorno per mantenere me e i miei quattro fratelli, era caporeparto sarta di Luisa Spagnoli qua a perugia, sicuramente c’è molto della sua passione in me”.

Hai uno stilista del passato o del presente come modello di riferimento?
“Il mio principale stilista di riferimento era Jean Paul Gaultier, poi crescendo cominciai ad essere attratto dalla moda con un gusto più italiano, molto piu elegante e portabile. Per questo mi innamorai del romanticismo dell’ultimo grande imperatore della couture italiana Valentino Garavani, e del genio artistico di Gianni Versace, un’uomo meraviglioso”.

Hai mai avuto un momento di sconforto nel tuo percorso professionale ed artistico?
“E’ molto difficile trovare porte aperte in questo mondo, l’ambiente della moda è chiuso e referenziale, per questo ho avuto più porte in faccia rispetto a quelle aperte. Lo Stato non aiuta i giovani emergenti che spesso, come me, devono imparare da soli ad essere sarti modellisti e stilisti, poiché queste figure professioni molto spesso costano e se non hai banche o finanziatori alle spalle nessuno ti aiuta”.

E’ stato difficile organizzare la prima sfilata?
“Siamo riusciti a farla grazie alla collaborazione di amici e sponsor, ma è stato sicuramente difficile, fino a che non si ha una forte organizzazione e finanze alle spalle è sempre tutto difficile, ma con un pò di impegno e amore per questo lavoro, si fa tutto”.

Quale il ricordo più bello?
“Il ricordo più bello lo attribuisco alla prima volta che abbiamo visto l’abito di punta della primavera estate 2014, appena vidi la modella con addosso il tubino, tutti rimasero in silenzio, io guardai la mia assistente e con la bocca aperta le chiesi: ma lo ho disegnato io questo? Ci guardammo, e dopo pocco la mia vista si annebbiò, anche se feci finta di nulla fino a che in disparte mi asciugai la felicità dagl’occhi. Forse questo resterà il ricordo piu bello anche in futuro, ma ancora mia aspettano altre sorprese spero anche più belle”.

Sei  stato definito un “Enfant prodige”, da bambino cosa sognavi di fare da grande?
“Da piccolo non sognavo quello che sognano tutti, io sognavo di avere un papà come i miei amici, uno che venisse a vedere le partite di calcio, e quando vedevo i loro occhi che si giravano verso il le tribune e incrociavano gl’occhi dei padri orgogliosi io li abbassavo e pensavo che la vita prima o poi mi avrebbe reso tutto indietro. Cosi decisi, vista la forza di mia madre, e i pochi soldi che aveva per vestirsi, che da grande avrei voluto rendere ogni giorno più bello il sorriso di una donna e di ogni mamma con i miei vestiti, Il mio desiderio più grande era di regalarne a mia madre, che cosi non avrebbe piu avuto bisogno di farne a meno per noi”.

Lo stile delle tue creazioni è elegante, femminile e sexy. Hai una modella ideale?
“La mia modella ideale è un misto tra la femminile sensualità di Rita Hayworth e l’eleganza fine di Audrey Hepburn, donne che hanno fatto della moda uno stile. Anche se a tratti mi diverto anche a immaginare donne piu androgine come l’intramontabile Marlene Dietrich”.

Cosa provi durante una sfilata?
“Ogni sfilata è un’emozione, in dieci minuti vedi il lavoro di sei mesi. E’ come un flashback, la cosa che mi interessa di più è trasmettere il mio messaggio a chi guarda e non sa che lavoro c’è dietro. Il tutto deve essere però, arte e sorpresa, uno spettacolo nello spettacolo”.

Siamo in un periodo di forte crisi economica. Come vedi il futuro della moda?
“La moda purtroppo sta perdendo i più grandi alfieri italiani. La mia paura è chi sostiene e sosterrà i nuovi? Guardandomi in giro, se vuoi sfilare a Milano, hai solo la possibilità di avere una famiglia molto benestante che possa prendere un mutuo, per non parlare delle difficoltà che si incontrano poi nel trovare la location e poi essere messo in calendario… Speriamo di vedere più sostegno per le nuove realtà. Io credo che ad oggi, uno dei pochi che riesce a promuovere la moda avendo un occhio di riguardo verso le nuove leve, è il White di Milano. Questa è la strada, spero venga percorsa anche da altri”.

Stai studiando moda all’Università di Urbino. La facoltà sta purtroppo chiudendo, che consiglio ti senti di dare ad un ragazzo/a che vuole diventare stilista ma che non può permettersi una scuola privata?
“Mi sono laureato con il massimo dei voti a inizio 2013 e con me finisce una realtà, l’unica pubblica, che dava la possibilità di farsi una formazione anche a famiglie in difficoltà. Speriamo si riesca a fare qualcosa per questa Università. Anche se credo che ormai sia impossibile una sua riapertura”.

A quando una sfilata sul palcoscenico milanese?
“Prima cercheremo di vendere la ss14 ridando lavoro alle sartorie italiane, facendo noi, solo 100 % made in italy, e cercando così di rimettere il nostro settore al centro, ma da soli è tutto molto difficile. Stiamo valutando di sfilare, ovviamente a Milano, per le prossime collezioni, sperando che tutto vada bene”.

Vuoi svelarci qualcosa dei tuoi progetti futuri?
“In realtà spero solo di riuscire a far decollare sempre più il mio sogno, e con me tutti coloro che mi stanno aiutando, lavorando senza orario, e di tornare da Voi a parlarvi di come è stato bella la mia ultima sfilata a Milano”.

Di Raffaella Ponzo

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