L’estate di Fontana Couture Milano…tra sogni e realtà.
Una sahariana stampa coccodrillo; eterea, goffrature come bolle d’aria, impunture a mano.
Tailleur sottile, shantung sablé di seta notturna. Una conchiglia di plissé d’organza ammanta il rever.
Pantaloni morbidi, alla caviglia, di lino delavato crema, in assonanza materica con la giacca impunturata “à la garconne”. Il pitone intreccia suadente il bottone del monopetto.
Abiti farfalla, di un fucsia vivido, origami di plissé soleil aperti sulle maniche. Poi, il mare ondivago dello chiffon passa ad altri lidi. Emerge un abito che degrada da ottanio a verde acqua, in piegoline brodé.
Pigiama palazzo nouvelle vague. Uno chiffon stampato papier, come il riverbero dell’acqua tra luce e profondità marina.
Lana. Il tailleur pantalone grigio canna di fucile. Piccole fronde di plissé duttili sulle tasche della giacca con i revers a scudo.
Dégagé. La giacca trench in matelassé con i jeans (di seta) e il cardigan(double cashmere cotone)
Micro dress. Paillettes solcano l’organza, un mare iridescente, che svetta sulla sottogonna in plissé.
La camicia. In piquet di cotone con un sipario di organza soleil che cela la spalla con una paratia couture.

Un sogno che gli obiettivi di mezzo mondo colsero sui corpi onirici di Marpessa, Isabella Rossellini, Linda Evangelista, Inès Sastre. Una memoria impressa nelle pagine di Vogue degli anni Novanta….Fontana Couture Milano.

Alta sartoria, maestre che tagliano e compongono il capo con visione stereometrica, immaginandolo sul corpo della Donna.
Fontana Couture Milano non ha mai dimenticato la lezione primaria della moda, quella della perfezione lineare, delle proporzioni, del tripudio tessile che consacra un brand alla storia.

Qui, la storia parte dal 1928, allorché Giovanni Fontana, fondò un piccolo laboratorio di maglieria superlativa divenuto atelier a tutto tondo sotto l’egida del figlio Roberto e di sua moglie. Passa per le sale di Camera Moda, per i numeri di Vogue densi di piccoli look book ora oggetto di aste su E-Bay.
Per negozi culto come Giorgio Beverly Hills, tra i primi a credere nell’etichetta che scaturisce da questa enclave artigiana dove tuttora 40 sarte lavorano su cartamodello, tagliando ogni singolo tessuto manualmente.

Il fulgore degli anni Novanta, del negozio in Via Spiga 33 che fu sinonimo di gusto squisito,
Fontana Couture lo ha conservato. Ma soffiando una squisita modernità nelle giacche superlative, da figurino, con le spalle bombate ad arte, cesellando i materiali dell’alta moda secondo proporzioni affini ai tempi, senza mai dimenticare la legge primaria della Classe.

Abiti fluidi, magari cobalto, come quello indossato da Kerry Kennedy.
Piccoli pastrani smilzi dalle spalle insellate e dai cashmere eloquenti.
Stampe sontuose, che mutuano le scaglie di cocco e le portano su una sahariana, o trasformano il piumino ben tagliato in un trompe l’oeil effetto astrakan.

Be exclusive, l’imperativo sotteso. Quale unicità maggiore, se non vestire capi riprodotti in venti, trenta pezzi nel mondo, nel momento storico che vede imperare l’omologazione globale?
Questo è il credo avallato anche dalla compagine manageriale che ora guida l’azienda, con il fermo intento di riportarla a brillare di luce propria.
I capi sono interamente realizzati, come è prassi, dalla maestria delle Sarte Fontana Couture in un unico Laboratorio.
Non si tratta di Alta Moda rarefatta, ma di una vera Démi-Couture capace di inoculare in riferimenti estetici atemporali un seme di contemporaneità decisa.

Un regalo alla propria unicità e passione per la qualità, che si concedono personalità come mogli di uomini di Stato in Italia e all’Estero, o celebrity internazionali quali Kerry o Maeve Kennedy negli Stati Uniti.
E tutte le donne che convergono nei 32 negozi mondiali in cui l’etichetta è presente; o a Milano, nella Boutique di Via Spiga 33 o nell’Atelier di Via Spiga 25, dove le clienti si fanno consigliare e oltre alla commessa hanno a disposizione una sarta, sfuggendo alla logica ormai impersonale del brand.

 

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