Venezia 70 continua tra il forfait di Lindsay Lohan e l’Istinto Brass che infuoca il Lido
Il regista di “The Canyons” commenta l’assenza di Lindsay Lohan al Festival di Venezia: “Lohan inqualificabile”

Finalmente c’è stata la presentazione dell’attesissimo film “The Canyons”, diretto da Paul Schrader, ma lei, la protagonista più desiderata e capricciosa, non si  presentata all’appuntamento con Venezia. Stiamo parlando di Lindsay Lohan e del suo forfait dell’ultima ora alla proiezione del suo ultimo film.

Schrader, il regista, esordisce così in conferenza stampa: “Oggi sono libero.

Negli ultimi 16 mesi sono stato ostaggio di Lindsay Lohan. E’ una brava attrice, doveva essere qui, ma il suo comportamento è inqualificabile. Non risponderò a domande sulla sua vita privata”. Un’assenza pesante, che ha creato malumori all’interno del cast. Tutto era pronto per la ex (e neammeno tanto) bad-girl: la suite per lei era già prenotata all’Excelsior e i fotografi erano in fibrillazione.

Motivi di salute, fanno sapere dall’entourage dell’attrice, scusa che tutti noi abbiamo usato per saltare qualche giorno di scuola, o no? L’autore della sceneggiatura, lo scrittore cult Bret Easton Ellis, ha già commentato su Twitter: “Lindsay ci ha tirato un bidone”.
Chissà cosa avrebbe detto il Maestro del cinema erotico italiano, Tinto Brass, della bellezza, forse un po’ plastificata della Lohan.
Alla veneranda età di ottanta anni è stato finalmente celebratao dalla terra a cui tanti chilometri di pellicola sono stati dedicati nei suoi film: Venezia.

“Istintobrass”, il film documentario di Massimiliano Zanin sulla vita di Tinto Brass ha riportato alla memoria un Tinto politico e artista, che ha modellato negli anni un cinema pieno di invenzioni linguistiche, anche grazie al contatto con i registi come Joris Ivens e Roberto Rossellini che lo hanno contaminato in gioventù.

Nel cast Helen Mirren, Gigi Proietti, Serena Grandi e tanti altri attori che hanno lavorato nei suoi tanti film.

Si parte da un racconto di quattro fra i più importanti critici cinematografici, prima di passare alla vita privata di Tinto, al rapporto speciale con la moglie Tinta, sua musa ispiratrice per tanti anni, fino alla morte della donna e poi la parola passa ai tanti attori che con lui hanno collaborato. Così commenta il grande Tinto: “Guardando il documentario di Zanin, sono tornato con la memoria ad alcuni dei miei film che ho amato particolarmente, come “L’Urlo” ad esempio. Oggi non è più possibile realizzare quel tipo di cinema, né l’ho mai visto fare da altri nel corso di questi anni. Sono contento di tornare a Venezia, soprattutto in un’occasione come questa. E’ una città mi ha dato l’ispirazione erotica e cinematografica, e molte altre idee che per la maggior parte sono rimaste chiuse nel cassetto. Ho ancora 40 copioni, continuo però a sognare pensando ancora oggi che siano una materia valida sulla quale lavorare”.
Di Raffaella Ponzo

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