Londra, per gli italiani versione nuovo millennio, rappresenta quello che ad inizio novecento fu l’America per i lori trisavoli: la patria delle occasioni, il paese dove dare spazio alle proprie ambizioni, l’angolo di mondo dove piantare (nuove) radici.

Una città che prima di chiudere le porte ti offre l’opportunità di provarci, senza transigere su impegno, flessibilità e voglia di mettersi in gioco.

Londra non fa sconti e non offre nemmeno percorsi privilegiati quanto ad affermazione professionale, ma garantisce una formazione umana e lavorativa utile per costruirsi un futuro.

Comprensibile dunque che gli under 30 italiani, magari con laurea in tasca, prendano il primo volo per Heathrow alla ricerca di uno sbocco.

Pochi sanno con esattezza quale sarà, ma il vuoto di scena del palcoscenico italiano spinge a cercare altri teatri. La crisi ha sicuramente segnato anche Londra, ma l’offerta professionale non manca.

Soprattutto se, in una fase zero, non  si punta dritti alla City. Il comparto moda è sempre molto ricettivo: “develop your career in style” è un pay off che contagia le grandi catene come i piccoli store.

Basta dare un’occhiata alle vetrine di Diesel come a quelle di Mark&Spenser in Kensington Street, a quelle di H&M in Knightsbridge e di Top Shop in Oxford Street per scovare opportunità come stylist o store advisor, manager o posizioni nello store management.

Un punto di partenza per approcciare anche il modo di lavorare degli inglesi. La maggior parte dei ragazzi italiani, che ad oggi hanno costruito la propria attività in città, ha cominciato così: Daniele Verri, 32enne milanese laureato in scienze del turismo, dopo essersi fatto le ossa da Sturbucks, è approdato da Carluccio’s (catena di vendita e ristorazione italiana) dove oggi è manager ma sta già puntando sicuro ad un altro ruolo di responsabilità sempre in ambito delivery; Sabrina B., 28enne patavina con residenza londinese dal 2008, dopo uno stage è oggi Headhunter per un’azienda del settore fashion&Sport; Davide Berselli, 34enne romano  ex ufficio stampa per una importante associazione, ha dato spazio alla sua passione per la birra diventando team leader di “The Sun in Splendour”, gastropub  dal romantico giardino segreto nella zona di Portobello.

Ma gli esempi si sprecano e parlano anche la lingua dell’imprenditorialità. Alle spalle di “Arancina –The traditional Sicilian Pizzeria”  ci sono due fratelli  – Edoardo e Michele – che, con il Colosseo negli occhi, hanno scelto Londra per portare i sapori e la cultura del cibo italiani, introducendo anche quell’aperitivo made in Italy che sulle sponde del Tamige era sconosciuto.

Risultato?Anche i sudditi di Elisabetta si sono entusiasmati perdendo parte del loro aplomb. Stessa sorte felice per un altro romano – Carlo Colajori – che con il suo “Doppio Coffe”  ad oggi non solo fornisce miscele ad oltre 400 store  in Londra, ma ha creato anche un servizio di training per baristi e un team sul campo pronto a supportare i clienti in caso di urgenze.

Nessuna formula magica dietro il successo di queste attività, solo la consapevolezza del valore di una idea. E la tenacia di metterla in pratica. Perché come spiega Federica M., 33enne customer service di un tour operator “storico”, <<Londra può rivoluzionarti la vita se glielo permetti perché ti porta a sfidarti, a metterti alla prova e a portare alla luce risorse e capacità che non pensavi neppure d’avere>>.

SINGLE LONDON: COME SOPRAVVIVERE A LONDRA UN WEEK END O UNA VITA

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