L’educazione alla meraviglia de ‘I Bitorzoli’ . Intervista ad Alessandro Liggieri

Una delle più interessanti novità di questi giorni in libreria è un romanzo d’avventura davvero particolare: l’opera prima di Alessandro Liggieri, intitolata “I Bitorzoli”, un romanzo d’avventura per bambini e ragazzi (ma non solo), che vede come protagonista un gruppo strampalato di verdure, tutte magnificamente imperfette, in lotta contro OGM, l’Orribile Grande Mostro.

Sfilate.it ha deciso di incontrare l’autore di questa spassosa avventura, per farci raccontare come è nato “I Bitorzoli”, e per riflettere sul rapporto tra giovani e lettura.

Ciao Alessandro, in questi giorni è uscito il tuo romanzo intitolato “I Bitorzoli”, prima di parlare di questo libro così particolare e divertente raccontaci chi è Alessandro Liggieri
“Mi sono laureato in filosofia, e vengo dal mondo dell’animazione, non quella dei villaggi turistici o delle feste di compleanno, ma proprio quella dei cartoni animati.
Sono sempre stato appassionato di letteratura infantile perché nei bambini vedo una purezza che dovrebbe essere un riferimento nella vita quotidiana di tutti e perché penso che siano loro l’unica possibilità di cambiamento, di una vita migliore, sotto ogni punto di vista”.

E la passione per la scrittura? Nasce in un preciso momento della tua vita?
“Dopo la laurea in estetica, ho iniziato a lavorare per la Doro TV, la mitica azienda che ha portato in Italia Goldrake e Mazinga ed i quarantenni sanno di cosa sto parlando.
Da quel momento ho iniziato a scrivere per serie d’animazione nazionali e internazionali, per la maggior parte coprodotte da RAI”.

Parlaci de “I Bitorzoli”, chi sono? Quale è stata la tua fonte d’ispirazione?
“Tutto nasce da una chiacchierata con due colleghi sceneggiatori, in cerca di idee. La domanda è sorta spontanea: che tipo di personaggi ancora non sono stati raccontati? Il collega ha detto scherzando: “le verdure!”. L’ho preso sul serio, anche perché avevo appena scritto un cartone animato per il Ministero della Salute, proprio sulla corretta alimentazione. Stabilito che avrei parlato di verdure, ecco il primo problema: le verdure sono noiose! Sin da piccolo alle parole “insalata” o “minestrone”, scattava il panico. La grande sfida era dunque quella di rendere le verdure divertenti e interessanti. La vera fonte d’ispirazione è la narrazione multilivello in stile  Pixar. Il bambino è “catturato” dalla struttura action; il genitore dai messaggi educativi e dall’ironia seminata nella storia.
Se proprio devo fare un nome di un’opera che mi ha ispirato dico: “I Goonies” di Richard Donner”.

A chi è rivolto “I Bitorzoli”?
“Il target de “I Bitorzoli” è precisissimo e calibrato grazie a costosissime e sofisticatissime ricerche di Marketing estremo, dal nome scientifico in codice “Asja”, che in realtà è il nome della prima bambina lettrice del manoscritto, che mi ha molto incoraggiato.
Dicevamo? Ah sì. Il target va dai sei anni ai 96 anni e tre mesi. Provenendo dal mondo dell’audiovisivo, la scrittura è quasi una sceneggiatura, impostata su una narrazione per immagini. L’interiorità è mostrata attraverso le azioni. Il ritmo è rapido e scorrevole”.

I valori che si celano nel tuo romanzo sono di assoluto rilievo, pensi che si stiano perdendo nella vita dei nostri giorni?
“Vista la formazione filosofica, vorrei evitare di fare il moralista, quindi farò l’economista: il “valore” è un rapporto tra altri due termini, “obbiettivo” e “lavoro”. Qualcosa ha più o meno valore a seconda del lavoro che devo svolgere per raggiungere un determinato obbiettivo. Più lavoro, più valore. Nessun obbiettivo, nessun valore. Una cosa è matematicamente certa: se per ottenere un obbiettivo occorre grande lavoro, allora quella cosa ha un grande valore.
Vista la situazione morale (ma anche economica del paese), viene da chiedersi se si ha ancora chiaro quali siano gli obbiettivi da ottenere e quanto lavoro investirci.
Ora, gli obbiettivi dovrebbero essere chiari a tutti (sono scritti in un libretto chiamato “Costituzione”) e su dove investire il lavoro per ottenerli dovrebbe essere altrettanto chiaro, sono quegli edifici con sopra scritto Scuola”.

Cosa ti auguri che faccia un bambino dopo aver letto il tuo romanzo?
“Innanzitutto posso dirti cosa spero che non facciano. Spero non gli sia passata la voglia di leggere.
Ora veniamo a cosa spero che facciano. Spero che chiedano ai genitori di comprargli un altro libro. Spero che porteranno con sé un pezzetto della meraviglia che ho provato io quando i bitorzoli sono venuti a raccontarmi la loro storia”.

E i genitori? Come possono far affascinare i propri figli alla lettura, in un contesto sociale in cui i ragazzi sono circondati da distrazioni spesso poco edificanti?
“L’unica arma che i genitori hanno per difendere i propri piccoli dall’indifferenza e dalla noia è educarli alla meraviglia. La lettura è un modo bellissimo di educare alla meraviglia attivamente, perché spinge i bimbi alla costruzione di mondi, li rende muratori del bello, fa sporcare loro le mani di stupore. La lettura è uno dei pochi spazi di vera libertà che rimane.
Leggete insieme ai vostri bambini e quei momenti di intimità saranno i veri regali che si porteranno dentro per tutta la vita e che non butteranno mai e non dimenticheranno mai, come faranno invece con tutti gli altri oggetti che regalerete loro”.

Hai già in mente dei progetti futuri?
“Ho in mente una storia che porterà i miei lettori nelle viscere di Roma, alla scoperta della storia della città, quindi della propria storia, per riscoprire da dove veniamo e intraprendere così meglio il percorso dove andare. Poi sto scrivendo anche una serie di storie su un bambino che ha un amico magico che realizza tre desideri a spasso nel tempo. Penso di chiamarlo “Il mio amico Eugenio”, vedremo”.

Di Raffaella Ponzo

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