A Milano il prossimo 12 dicembre tornano  sotto i riflettori i quadri di Christian Megert, presso la Maab Gallery. Grande attenzione per l’opera  “Christian Megert, Untitled, 2008, mirror, wood, color under glass, cm 132 x 132″.

A distanza di quasi cinquant’anni dalla sua ultima importante personale italiana (era il 1967, alla Galleria Vismara di Milano) MAAB Gallery presenta una mostra di Christian Megert (Berna, 1936, trasferitosi dal 1973 a Düsseldorf), realizzata in collaborazione con l’artista.

La mostra, sviluppata nelle due sedi milanesi di MAAB Gallery, svela un’accurata selezione di venti opere storiche e recenti, l’evoluzione del linguaggio artistico di Megert, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta.

La sua figura e la sua attività sono legate alla partecipazione attiva al Gruppo Zero, con cui viene in contatto già nel 1960, e con cui esporrà in importanti manifestazioni (sarà presente anche nella grande mostra itinerante del Guggenheim di N.Y., ZERO: COUNTDOWN TO TOMORROW, prevista a partire da ottobre 2014), ma la sua ricerca si sviluppa anche accanto e oltre Zero, che si scioglierà ufficialmente nel 1966.

Da quella data ogni artista intraprenderà una personale direzione, in cui rimarranno tuttavia evidenti le caratteristiche della filosofia Zero.

Le venti opere esposte, scelte personalmente dall’artista per questa mostra italiana, restituiscono allo sguardo contemporaneo e alle nuove generazioni la raffinata estetica di Megert che, partendo da un’intuizione iniziale, si è coerentemente sviluppata lungo una linea di pensiero e di azione durata ben oltre cinque decenni: elementi minimi e minimali – tutte le opere in mostra hanno a che fare col quadrato, mentre un’altra linea si sviluppa sul cerchio -, apparentemente legati alla concretizzazione di forme astratte, interagiscono con la realtà del pubblico, dello sguardo, dell’ambiente, attraendone al proprio interno uno scorcio (spesso grazie alla presenza di elementi specchianti), stabilendo così quel legame necessario tra un ideale mondo platonico delle forme e la contingenza immediata della realtà quotidiana.

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