Belle con la riga oppure con il caschetto alla piccolo lord. Intriganti con la frangia, anche piena, riservata con quelle onde e ricci irriverenti, ma non troppo. Ma la cresta è quella che spacca. C’è poi chi si fa la riga in mezzo e chi si ingessa i capelli creando una netta riga laterale.
La cresta portata dalla giornalista di moda

Anche la testa può avere il suo opposto, dipende anche dalla luna. Di giorno impercettibile delicatezza, di sera effetto grunge. Con la luce acconciature raccolte, di sera voluminose e disordinate, per rompere gli schemi. Spesso nemmeno la forma è più lineare e, talvolta, le chiome diventano ingombranti. Benvenuti nel nuovo mondo dell’art hair design. Le teste come sculture.

Ma partiamo da quello che le donne non vogliono, ma che amerebbero portare: la cresta. La cresta, infatti, non è cosa da pollaio, ma da street fashion.

Ebbene sì la moda la vuole bianca, nera, colorata, alta, bassa, di traverso o dritta, l’importante è averla. Non esistono più mezze misure, non piacciono più le acconciature voglio non voglio, bisogna essere decise, talvolta violente. Ma ogni taglio bisogna saperlo abbinare.

La frangia va con tutto, ma meglio se lo stile è bon ton, se poi si vuole trasgredire ecco fatto una buona cera per rendere disordinato un taglio perfetto cambia l’anima e allora via con l’anfibio multicolor e con qualche borchietta. La mini mozzafiato e il tacco dodici se non quattordici. Ma attenzione agli eccessi, la frangia non va bene per tutti, il rischio è quello di trasformarsi in un paggetto fuori moda.

Il disordine piace però anche alle lunghezze XXL. Alla donna un po’ Eva si può chiedere l’impossibile: lisci lungo la schiena da musa inespressiva fino a chignon maxi da dama dell’Ottocento in chiave moderna.

Il look non è consigliato quello da educanda, storpia ogni figura, meglio lasciarsi andare alle forme larghe e poco ragionate. Oppure evadere e strizzare l’occhio ai modelli orientali. Un bel kimono è proprio quello che ci vuole.

E poi che sia pure Battisti a dire: “Le lunghe trecce, gli occhi azzurri e poi…” inventiamocelo noi.

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