Da starlet televisiva a maliziosa “prezzemolina” delle commedie anni ’80, fino alla maturità professionale raggiunta con il teatro.
Tra presente e futuro “…non amo parlare esclusivamente del mio passato come fanno molte colleghe…”, l’affascinante  “napoletanina”, dimostra di avere la grinta e il temperamento di sempre, parlando con naturalezza dei “copioni sbagliati” di un tempo e delle aspettative per il suo futuro artistico…

Intervista a Patrizia PellegrinoPartiamo dalle origini…
“Beh, io ho iniziato prestissimo, ma non immaginavo di poter far parte di questo “mondo”. Volevo diventare avvocato come mio padre, ma mia madre mi iscrisse a Miss Teenager, che non era il solito concorso dove basta essere belle, ma bisognava dar prova di avere numeri reali in campo artistico. Da lì è iniziata la mia carriera e ci ho preso gusto!”.

E la sua famiglia, ha poi sostenuto questa sua passione?
“Certamente. Ho un bellissimo rapporto con i miei genitori che mi hanno incoraggiata e aiutata soprattutto agli esordi”.

Il suo debutto cinematografico, è arrivato con “Onore e Guapperia”: cosa ricorda di questo esordio e come si è trovata con il regista Tiziano Longo?
“Non ricordo quasi nulla di quel film. Ero troppo piccola e quando si inizia così presto ci sono pro e contro: il “pro” sta nel fatto che da subito ti rendi conto della difficoltà del mestiere di attore e dell’impegno che devi metterci al di là del valore della pellicola,  il “contro” è che si è comunque immaturi per questioni anagrafiche e agisci molto di istinto. Comunque non ricordo la trama, il regista, il set….niente!”.
 
 Dopo questo film, è stata la “starlet” più richiesta per gli show televisivi. “Odeon” con Peppino di Capri, “Gran Canal” con Corrado e “Chevingum Show” con Micheli: quale trasmissione ti ha dato maggiore soddisfazione?
“Sono state tutte esperienze importanti, ma ricordo con affetto soprattutto “Gran Canal” perché c’era il grande Corrado e fu lui a lanciarmi realmente nello spettacolo”.

 E allora ci racconti l’incontro con il grande Corrado…
“Feci un provino con tantissime ragazze per questo show e fui scelta proprio da Corrado, che ricordo come una persona meravigliosa. A Corrado piacque il mio fare sbarazzino e dovetti superare anche un provino “cantato”, tanto che poi cantai anche la sigla dello spettacolo…”.
 
Il suo mitico 45 giri “Beng” ebbe poi un grosso successo. Come si è trovata in questa nuova veste?
“Io ho sempre amato muovermi in tutti i campi, sono eclettica di natura e quella esperienza fu gratificante. Ho inciso in seguito altri dischi che non hanno avuto il successo di “Beng”, perché il mondo della musica è diverso da quello della recitazione e devi anticipare le mode per essere sempre al top. Per questo adoro Madonna che pur non avendo doti vocali eccelse, riesce a realizzare sempre con classe e professionalità le sue produzioni musicali”.

 Torniamo al cinema, con un film simpatico ma poco fortunato, che la vedeva protagonista femminile, “Italian Boys”. Cosa ci dice di questo bel film?
“E’ stato divertente lavorare con Umberto Smaila perché anche lui è un amico, una persona equilibrata e un professionista incredibile.Intervista a Patrizia Pellegrino
Il film era un esperimento musicale, uno dei primi. Smaila aveva ottime qualità sia come attore che come regista anche se non ha avuto modo di farlo capire in pieno. con il tempo si è affermato come showman e musicista. Quando girammo quel film, i “Gatti” si erano sciolti da poco.

 Infatti Calà si staccò dagli altri tre colleghi e spiccò il volo verso il successo “solista”, mentre per Smaila, Oppini e Salerno fu più dura…
“E’ vero, ma poi anche Jerry ha avuto un “crollo” e ha dovuto ricominciare da zero. Purtroppo non succede solo alle attrici di avere periodi di crisi, ma anche agli uomini. Tornando ad “Italian Boys” ricordo che c’erano diversi cantanti, tra i quali, Ivan Graziani, che bravo che era!

Con “Vacanze d’estate” di Ninì Grassìa, ha affrontato il classico “filone balneare” tanto in voga negli anni ’80. Il film gode ancora oggi di tanti passaggi televisivi. Quale è il tuo giudizio?
“Adesso iniziamo a parlare delle cose che mi pento di aver fatto! Non ho un piacevole ricordo di quel periodo. Il film era quello che era e ho un pessimo ricordo di Ninì Grassìa e della sua produzione. Infatti tardavano sempre a pagarci e un giorno mio padre irruppe sul set minacciando di portarmi via se non avessero rispettato i pagamenti. Ciò avvenne, ma rimase un clima di tensione che sparì solo al termine delle riprese. Ho sempre pensato che qualsiasi esperienza cinematografica avrebbe potuto fare curriculum e in seguito “lanciarmi” nel cinema d’elite. Purtroppo questo non è accaduto e quindi oggi credo che alcuni film non avrei dovuto accettarli”.

 In quel film recitava accanto a due grandi caratteristi come Cannavale e Bombolo; come erano fuori dal set?
“Bombolo era un amore! Dolce e premuroso, ci faceva divertire anche in pausa, meno male visto il clima del film! Stesso discorso per Cannavale”.

Un’opera più noir della sua filmografia è “Final Justice”. Come è arrivata a questa esperienza?
“Beh, questo film lo ricordo volentieri, perché mi ha dato la possibilità di lavorare con una troupe americana e di grossa professionalità. Fui contattata dal produttore che era per metà italiano e metà maltese, ma all’inizio la mia presenza sul set era vista con grossa diffidenza dagli americani, pensavano “che cosa vuole questa ragazzina?”. Poco alla volta invece, sono riuscita a farmi apprezzare e Intervista a Patrizia Pellegrinodopo un po’ mi sentivo molto coccolata. Avevo un breve ruolo, ma comunque mi sentivo “parte” di quella produzione a tutti gli effetti”.

Passiamo al suo sodalizio con Sergio Martino che ha dato alla luce 4 film: dobbiamo dedurre che eravate in perfetta sintonia…
“Si, Sergio era un bravo regista anche se in quel periodo era giustamente insoddisfatto nel dover girare certe cavolate e questa insoddisfazione piombava anche su noi attori, che non ci sentivamo “diretti” con attenzione”.

Dopo tante esperienze, ora la vediamo soprattutto a teatro…
“Il teatro mi ha ridato la gioia di fare questo lavoro. Venivo da un periodo di insoddisfazione professionale e con il teatro mi sono ripresa, grazie a tante tournee di successo, a colleghi incredibili come Gino Bramieri, e alla mia tenacia che mi ha aiutato a superare l’impatto con il pubblico”.

Cinema, teatro, televisione, in quale campo vorrebbe essere apprezzata in futuro?
“Sicuramente nella fiction! Credo sia un nuovo modo di fare cinema, vista la crisi del cinema italiano. Ma il teatro, resta sempre il mio pane quotidiano”.

Di Raffaella Ponzo

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