Da anni tra i giovani spopola la moda di mettere i famosi “tunnel” nell’orecchio.
Ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le misure, addirittura in oro e con pietre incastonate nella parte metallica visibile.
Un’usanza tribale delle popolazioni africane ma che ha saputo conquistare i giovani di mezzo mondo, insieme ai tatuaggi ed ai piercing.
La chiamano anche  “stretching” e consiste nel dilatare il foro nell’orecchio inserendo dilatatori di maggiori dimensioni. Ad oggi esistono varie tipologie di supporti, ma i più gettonati restano i tapers (coni), i plugs e tunnels.

Un vezzo per alcuni, una moda per altri, un voler affermare la propria personalità per i piu’, resta il fatto che poi, passati gli anni del liceo e dell’università, si cresce e….si cerca un lavoro!

Ed ecco che iniziano a nascere i problemi.
Non tutti i datori di lavoro sono tolleranti o aperti, alcuni impieghi richiedono un’etichetta, e se vi siete laureati in economia e commercio, in legge o in medicina, difficilmente potrete presentarvi al lavoro con il vostro adorato “tunnel”.
Molti giovani, dopo svariati rifiuti di posti di impiego, hanno letto e riletto il curriculum, nulla che non andasse sulla carta…ma l’apparenza conta e l’amara scoperta arriva veloce, il “tunnel” non piace alle aziende.

Toglierlo? Non è possibile, perchè quando il buco, ha raggiunto i suoi 1,5 cm di diametro, il lobo non puo’ piu’ tornare alla sua forma originale.
Serve allora un intervento di chirurgia plastica. Pare che a Londra siano alemo una dozzina i giovani che scelgono di sottoporsi alla ricostruzione, l’operazione dura circa due ore e costa sui 2 mila euro.

Il consiglio? Fate attenzione a pircieng e tatuaggi, e se vi piacciono non dovete rinunciare, solo magari studiate  dove farli e come “mimetizzarli” quando andrete ad un colloquio di lavoro!

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