L’Alzheimer è una malattia degenerativa che troppo spesso viene trascurata, o peggio, ignorata fino a che i sintomi non diventano evidenti, solo in Italia si registrano 80.000 nuovi casi l’anno.

Grazie alla commovente interpretazione di Julianne Moore in “Still Alice”, i riflettori puntano con energia su questa patologia che viene definita una “patologia sociale di proporzioni devastanti”, poichè non solo è destinata a veder aumentare i casi annui (stante il costante invecchiamento della popolazione), è anche una malattia che tra le sue vittime annovera non solo chi ne è colpito ma anche le loro famiglie.

Parlarne e intensificare la ricerca può solo migliorare le cose, poichè l’Alzheimer ad oggi ha il triste primato di azzerare la personalità di chi ne è affetto, isolandolo dagli affetti e isolando la stessa famiglia dal mondo esterno.

Se il quadro generale è piuttosto desolante, alcune recenti ricerche mostrano però significativi passi aventi nelle terapie alternative, tra queste quelle legate alla risata, in grado di sollecitare una risposta e un cambiamento nelle persone.

Terenzio Traisci, psicologo e ideatore dell’ingegneria della risata, terrà, per il terzo anno consecutivo, il corso Happy Fitness, con esercizi specifici di respirazione, di imitazione di movimenti specifici che portano il corpo a ridere in modo naturale, sia per le persone affette da Alzheimer che Parkinson e per le loro famiglie, che per gli operatori delle case di riposo dell’Emilia Romagna, in collaborazione con la ASL locale.

L’esperienza conferma le evidenze scientifiche, portate alla luce da recenti studi universitari, da Harvard, alla Sorbona, che esercitarsi a ridere per almeno 10 minuti al giorno, abbassi i livelli di tensione e influenzi positivamente la relazione medico-paziente-famigliare. L’atto motorio della risata infatti porta ad una respirazione più intensa che aumenta l’ossigenazione del corpo, stimolando il rilascio di endorfine (anti dolorifici naturali) e di ossitocina (l’ormone della fiducia) e riattivando il sistema immunitario.

“Le famiglie dei pazienti hanno sollecitato un prosieguo della terapia, poiché si è evidenziata una risposta incoraggiante, soprattutto nell’atteggiamento più aperto e tranquillo dei pazienti verso familiari e operatori, perché in genere la malattia fa perdere progressivamente e inesorabilmente i contatti con l’ambiente esterno – spiega Traisci, che prosegue – La maggior parte degli esercizi che svolgiamo sono di imitazione di movimenti e di stili diversi di risate ‘stimolate’, che sfruttano i cosiddetti ‘neuroni specchio’, cioè i responsabili del riflesso di imitazione di gesti ed espressioni di chi abbiamo davanti. In questo modo, attraverso un meccanismo di riflesso incondizionato guidiamo le persone a esercitare la risata e ad assumere quegli atteggiamenti che influenzano respirazione e umore”. Proprio per queste ragioni, la responsabile del Progetto Eugenia Danti di ‘Rete Magica Onlus’, insieme agli psicologi Luca Proli, Francesca Vaienti e con il supporto del professor Chattat Rabih, docente di psicologia gerontologica di Bologna, del dottor Walter Neri, della dottoressa Paola Lanzoni e della dirigente ASL Emma De Rocchi, hanno deciso di proseguire le attività anche nel 2015, considerati i notevoli progressi ottenuti con queste attività. Il risultato migliore si ottiene nel cambiamento del proprio umore e di conseguenza nel rapporto con gli altri: “La parola yoga significa unione. La risata, il sorriso sono realmente potenti collanti per risvegliare la relazione con il paziente”, prosegue ancora Traisci. “Poter offrire momenti di tranquillità a persone che vivono la maggior parte della loro vita in stati confusionali e di ansia è certamente una conquista. Così come avere la conferma dell’efficacia di queste attività psico-fisiche dalle tante testimonianze di familiari e operatori sanitari entusiasti e grati, è uno stimolo a proseguire su questa strada”, conclude Terenzio Traisci.

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