American Apparel, il colosso statunitense di abbigliamento,  ha presentato l’istanza di fallimento. Ha troppi debiti e pochi soldi per pagarli.

Troppe spese e un drastico calo delle vendite sono alla base di questo default. Ora la ristrutturazione dell’azienda, che da anni non registra utili, permetterà di tagliare l’indebitamento da 311 a 120 milioni di dollari.

Il consiglio di amministrazione di American Apparel ha presentato oggi a un tribunale del Delaware la richiesta di entrare sotto la protezione del “Chapter 11″ della legge fallimentare degli Stati Uniti. Una procedura che permette all’azienda, dopo il via libera del tribunale stesso, di risanare la struttura e, dunque, di non chiudere l’attività.

Una sorta di quello che è in Italia il concordato preventivo che permette alle imprese che lo utilizzano una ristrutturazione e un risanamento a seguito di una grave crisi finanziaria, anche qui dietro approvazione da parte di un giudice

Al momento American Apparel avrebbe già raggiunto un accordo con i suoi principali creditori con una riduzione del debito attraverso la cessione di azioni pari a 200 milioni di dollari e anche un finanziamento aggiuntivo di circa 90 milioni.

L’unica buona notizia è che al momento non sono previsti licenziamenti e resteranno aperte le attività produttive di Los Angeles e così anche i 130 negozi negli Stati Uniti, si legge sul New York Times.

Non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno, i problemi economici e finanziari di American Apparel sono noti ormai da anni: dal 2010 a oggi l’azienda ha perso circa 340 milioni di dollari, il fallimento, come scrive la stampa Americana “non era più questione di se, ma di quando”.

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