Se pensavate che la moda si fosse ormai spinta al limite dell’assurdo, allora non avete ancora visto tutto: la Spring Summer Women 2016 di Rick Owens, oppure quella di Hussein Chalayan, ad esempio, nelle quali non si parla più del solito fare moda, ma di un approccio del tutto diverso, nuovo, complesso e ricco di significati. Nel 2015, infatti, assistere ad una sfilata equivale a partecipare ad un vero e proprio show, completo di ‘plow twist’.

Siamo davanti ad artisti all’avanguardia per il loro singolare punto di vista. L’approccio concettuale si diffonde sempre più. Silhouette semplici, libere e decostruite fanno da sfondo ad un significato più intrinseco che si riallaccia ad una quasi sempre tematica attuale.

E’ il caso di Owens, che quest’anno ha portato in passerella una collezione estremamente semplice, lineare, essenziale. Ma nulla di tutto questo ha suscitato un gemito collettivo nel pubblico quanto le ‘imbracature umane’ delle modelle stesse. Non si era mai visto fino ad ora uno spettacolo simile, donne che indossano altre donne’, letteralmente. Una riflessione sulla rigenerazione, donne che diventano altre donne, donne che si aiutano. Il nome della collezione, ‘Ciclope’, spiega la missione di quest’essere mitologico basata sulla fratellanza, la maternità e la rigenerazione.

Capi di facile realizzazione, crop tops, cappotti, abiti corti e gonne asimmetriche vestono le ginnaste/modelle. Una palette che racchiude tutte le tonalità ‘nude’ con qualche punta di colore arancione e verde scuro. Per quanto riguarda i tessuti, occhio a una combinazione di stoffe gommate, nylon, seta, cotone, maglia, pelle e jersey crea giochi di luci.

Ma passiamo a Chalayan, che quest’anno ha messo in scena uno spettacolo non da meno. Anche qui silhouette decostruite, che cadono morbide, con tagli asimmetrici, plissè e drappeggi, una ricchezza di stampe astratte si stagliano su abitini da cocktail a sfondi color pastello come il rosa chiaro e il giallo, fino a quelli più scuri come il blu notte, il verde o il marrone. Il designer da sempre è conosciuto per la sua sapiente bravura nel saper mescolare con risultati eccellenti la tecnologia con l’arte e la moda ed anche stavolta ha fatto altrettanto.

Un’atmosfera particolare, moderna e delicata resa ancora più speciale dall’inaspettato colpo di scena a metà défilé. Due modelle salite su un podio al centro della passerella, vengono inondate dalla testa ai piedi da acqua. Una doccia che disintegra i loro cappottini in simil carta per rivelare meravigliosi abiti ricchi di intarsi luccicanti.

Una metafora piuttosto chiara quella della doccia. Mutevole, passeggera, fugace. La moda, così come la bellezza, è transitoria ed effimera. Una realtà del tutto illusoria, di breve durata ma in continuo progresso.

di Lucia Marino

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