Renato Balestra indossa una camicia blu a fantasia minuta, sono le 12.00 del mattino e fuori fa piuttosto caldo. Altaroma edizione 2016 e’ stata archiviata. Ho letto e scritto su di lui, setacciato YouTube, rivisto le sue collezioni. Conoscevo un uomo algido, pignolo, estremamente misurato nei gesti e nelle parole. Mi ero fatta l’idea di un creativo gentile, ma distante per educazione. Ho scoperto un autentico combattente dalla grazia borghese.

Dietro la misura apparente, ho trovato un uomo che sfida di continuo la propria creativita’ e sebbene sia un esercizio a lungo praticato, si stupisce sempre dei percorsi della propria mente. Non teme l’intimo disorientamento che questa produce, anzi lo sfrutta in tutte le sue collezioni, “teme” invece l’esposizione in pubblico. Credo sia per questo abbia imparato a controllare se stesso, ma il suo e’ un animo profondamente agitato e la lunga carriera di creativo ne e’ la conferma.

Di famiglia borghese, ingegnere mancato, ma sarebbe meglio dire, architetto mancato perchè questa era la facolta’ che avrebbe voluto fare, Renato Balestra ha studiato anche pittura e pianoforte. Un viaggio attorno al mondo regalatogli da suo padre quando era un ragazzo, gli ha aperto gli occhi sulle diversita’, sui rituali, sulla bellezza della scoperta.

Niente e’ piu’ istruttivo di un viaggio, dice. Ho tentato di proporgli un gioco. Volevo fargli “vestire” tre donne descrivendone le caratteristiche: Angela Merkel, Kate Middletown e Belen Rodriguez. Diciamo il classico, il moderno e il contemporaneo. Ma Renato Balestra ha intuito gia’ al primo profilo ed ha glissato così: “ guardi, le rispondo in un altro modo. Ho avuto tra le mie clienti una donna inglese molto grassa e molto molto importante, che purtroppo non c’e’ piu’.

Tutte le stagioni veniva a Roma per rifarsi il guardaroba, diceva che le proporzioni che gli davo io non gliele dava nessuno. Bisogna adattare a certe figure il modo di tagliare, poi sta alla mia sensibilita’ valorizzare il punto di forza che ogni donna ha”.
Di proporzioni e tecnica, abbiamo parlato molto durante l’intervista. Balestra tiene molto alla sua creativita’, io credo che la sua forza sia il modo in cui riesce a far dialogare tecnica e creativita’. Il carattere di ferro fa il resto.

Nell’ultima sfilata ha recuperato il “suo” blu, tolto ogni “orpello”e ricondotto tutto all’essenza delle linee. Cos’altro puo’ togliere alle sue collezioni ?
A questo punto, posso solo aggiungere, dice ridendo, perchè togliere troppo puo’ diventare un esercizio noioso.
L’ultima collezione era tutt’altro che noiosa.

Me lo hanno detto, infatti. Eppure mi sono chiesto, ma non diventerá un po’ troppo controllata la cosa ? Non avro’ esagerato ?
Per me e’ importante che nelle creazioni ci sia la fantasia, il sogno. Prenda i giovani, io li rimprovero, perchè sono alla ricerca del nuovo anziche’ del bello, hanno poca fantasia. Ma se non sbrigliano la fantasia i giovani, chi lo deve fare ? Il tempo, la scuola, faranno il resto. Prima, sognate !

Perche l’Italia, il paese della creativitá, non ha saputo formare una generazione che sbrigliasse la fantasia ?
I giovani hanno un difetto, vogliono arrivare rapidamente, non vogliono piu’ decantarsi. Giorgio Albertazzi diceva che leggere un libro lentamente, e’ un grande lusso. Io stesso che amo entrare nelle cose non ho piu’ pazienza, ormai scorriamo tutto rapidamente. Invece è importante riassaporare il lusso della lentezza. Prima di entrare nella parte bisogna capire il significato delle parole.

Lei e’ triestino, avrebbe potuto rimanere al Nord, invece ha scelto Roma per lavorare e Altaroma per sfilare. Altaroma e’ una manifestazione con poche risorse economiche. Perche’ tutto questo amore per Roma?
Vuole mettere l’ispirazione che da Roma? Quando ho iniziato a lavorare, a Milano c’era l’Alta moda, ma non c’era ancora l’organizzazione per le sfilate. Roma era invece il fulcro, c’erano molti interessi attorno a questa citta’ e anche manifestazioni importanti come “Donna sotto le stelle”, per cui ho iniziato qui. Poi Roma mi ha adottato, mi ha tenuto per mano e io non posso dimenticare questo. Ho avuto diverse offerte, ho fatto anche dei pensieri su questo, ci rifletto ancora adesso, che forse e’ un po’ tardi. Ma c’e’ anche l’amore nella vita, non c’e’ solo il business. Poi “non c’e evoluzione senza tradizione”, quindi per evolversi Roma e’ una citta’ meravigliosa. Ormai sono abituato a stare qui, ma non si sa mai, obtorto collo, chi lo sa.

Sceglie tutto di una collezione? Dalle stoffe alle modelle ?
No, risponde secco. Le modelle non le voglio scegliere. Sono poche le modelle che mi piacciono, sono troppo impostate, con queste braccia rigide. Ce ne sono di brave, ma in questo momento non vengono a Roma.

E lei invece vuole rimanere a Roma.
Già, voglio rimanere a Roma, ma adesso devo pensare. Ho molte offerte, anche da Roma, ma devo valutare.

E’ deluso da Altaroma ?
Non mi ha deluso Altaroma, ma non mi piace fare il reuccio di un regno deserto, poi mi stimola molto la competizione. E dagli stimoli, arrivano le emozioni.

Ha vestito molti reali e disegnato modelli di un lusso sfrenato, come il mantello fatto di petali di orchidee per la regina di Thailandia. Se dovesse vestire oggi una principessa, come esprimerebbe il lusso ?
Ci dovrei pensare, ma oggi certamente farei una cosa piu’ semplice e piu’ raffinata. Quel mantello e’ stato piu’ che altro un omaggio alla Regina. La magia che si era creata in quel momento a Corte, e’ stato qualcosa di unico ed irripetibile.
Avevamo scelto petali di orchidee e avevo creato una rete in argento su cui tessere i petali. Considero quella creazione la piu’ costosa del mondo, non in termini di spesa, ma durava una notte ed e’ stata realizzata in una sola notte dai laboratori di Palazzo Reale.

Proviamo a fare un gioco. Se dovesse vestire donne difficili.
Io trovo che non ci siano donne difficili. Solo le donne che non sanno cosa vogliono, sono difficili. In questi casi, collaborare e consigliare una linea, è quasi impossibile. Con le donne difficili, ma che sanno cosa vogliono, io ci vado a nozze.

Come si relaziona con il mondo arabo ?
Sono paesi molto tradizionalisti, ma anche pronti a ricevere la nostra moda, non tanto nelle cose ufficiali, quanto nella loro vita privata. E’ un mondo che rispetta le proprie tradizioni e questo e’ anche bello.

La Cina e’ molto attenta al design italiano, quali sono state le sue esperienze in questo paese?
Sono molto affascinato dalla Cina. Sono professore di una universita’ cinese e ho partecipato alla Shanghai Oriental Fashion Week. Ultimamente pero’ non ho avuto altre opportunita’ in Cina, ma spero tanto di poterci tornare perche’ e’ un paese molto stimolante.

Una volta mi hanno invitato a fare uno stage in un Istituto di moda cinese. Per me e’ importante conversare, mi interessa parlare ma solo per stimolare le persone, mentre non ritengo di poter insegnare niente a nessuno. Il Direttore dell’Istituto mi aveva avvertito di non aspettarmi delle domande dagli studenti cinesi perche’ sono molto riservati. Alla fine della chiacchierata, mi sono arrivati una valanga di bigliettini su cui i ragazzi avevano scritto le domande. E’ stata un’esperienza bellissima. Spero davvero di avere altri progetti in Cina.

Quando viaggia per lavoro, ricerca anche tessuti o altro che possa servire alla sua attivita’ ?
Non ho mai tempo per farlo, ma approfitto sempre del viaggio per qualche ora di conoscenza, per trarre ispirazione dai gesti del mondo, delle religioni. L’eleganza e’ fatta dal modo di muoversi, di ascoltare, di parlare. Tutto puo’ essere fonte di ispirazione, purche’ sia armonioso.

Come sceglie i tessuti ?
Scelgo le sete italiane, che sono meravigliose.
I cinesi non sarebbero d’accordo. Lo so, ma alcuni paesi risentono troppo della loro cultura nelle fantasie, mentre io tento di essere internazionale.

Lei ha una casa a Miami, fará una puntata al Delano ?
Il Delano e’ stato il primo hotel americano di Philip Stark. Ero li quando lo hanno inaugurato, mi era piaciuto molto, stavo tutto il giorno al Delano, ma adesso e’ superato a Miami. Stark ha provocato uno shock usando tende trasparenti per dividere gli ambienti. E’ stato un progetto molto innovativo. Sono ancora molto attento all’architettura. Prenda la scala di quell’opera di Zaha Hadid in Azebrjian, e’ una cosa da lasciare a bocca aperta. La proporzione di quella scala è stupenda. Per un’ intervista ho voluto fare foto solo lì.

E’ molto esigente con i collaboratori ? Le sue creazioni rasentano la perfezione, si fatica a credere che siano realizzate a mano.
Grazie e’ un complimento. Trovo che, la grande sartorialita’, sia un fattore fondamentale per le collezioni. Sono molto accondiscendente su tante cose, ma non sul lavoro. Si, con i miei collaboratori sono piuttosto esigente e pignolo, ma ormai mi conoscono, lavorano con me da molti anni.

Lei ha studiato ingegneria, quanto l’ha aiutata la formazione tecnico – scientifica ?
Direi poco. I due mestieri hanno in comune la ricerca dell’armonia, delle proporzioni, in questo senso forse puo’ avermi aiutato, ma non come ispirazione. Io volevo fare l’architetto, ma i miei avevano un’impresa e mi volevano ingegnere. Forse anche la passione per l’architettura puo’ avermi aiutato, ma la tecnica, gli schemi della costruzione, servono solo per poter spaziare con la fantasia.

Dei suoi modelli colpisce l’equilibrio delle forme.
Sí, ma non lo ho per me. Non lo ho per le mie emozioni, per i sentimenti.

Credo che questa sia l’essenza della creativita’ di Balestra, la ricerca dell’equilibrio interiore.

Annamaria Di Fabio

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