La griffe romana rilancia il suo monogramma creato dalla matita di Karl Lagerfeld nel 1965. FF, una firma universale che parla ad un pubblico giovane che ama l’iconografia dei brand. Se nella passata collezione invernale era stato proposto sulle chiusure di baguette e tote bag, quest’anno Fendi punta ad un ritorno alle origini e lo rilancia prepotentemente… ovunque.

Un cambio, un rinnovamento che segue anche il mutamento della percezione della moda e il modo di comunicare le novità.
Se il lusso di ieri si rivolgeva ad una piccola élite attraverso una comunicazione chiara, quasi sussurrata, oggi si apre al grande pubblico e si traduce in una libertà di fare, collaborare, scoprire nuovi territori ed altre creatività.
Punti saldi rimangono la qualità dei materiali, sia nel design che nella lavorazione.

La capsule collection di Fendi FF, degna di vestire un miliardario, si compone di giacca in visone completamente coperta dal logo, bomber in agnello e lo stesso vale per le felpe e i pigiami in seta oltre che per i maglioni in cachemire e le borse in tutti i formati.
Non da meno gli accessori come gli occhiali da sole e le custodie per iPhone con la doppia FF in evidenza.

Fendi entra così in sintonia con lo  Street Style che sta permeando tutti gli strati dell’industria moda e trova la consacrazione nei post da milioni di like degli influencer.

Una lettera, la F, che non è una semplice lettera dell’alfabeto, nasconde ben altro.
A svelare un piccolo segreto è Silvia Fendi “quando nel 1965 i miei nonni chiesereo a Karl (Lagerfeld) di lavorare su questo logo per stampare le pellicce, pensarono al Futuro. Un giorno Fendi diventerà un grande marchio riconosciuto in tutto il mondo” e questa doppia FF avrà contribuito enormemente.

La saga di questo monogramma, reinterpretata più volte negli ultimi cinquantanni, riflette più in generale la storia dei loghi.

Una storia fatta di cicli, come la moda, con i suoi alti e bassi, momenti di calma e grandi ritorni in auge.
Le due FF come LV, CK, GG e altri ancora non hanno sempre avuto ampia presa.
Il bestseller di Naomi Klein (“No Logo“, pubblicato nel 2000) non è un caso, molti stilisti, negli anni, hanno sposato il rifiuto ad un’etichetta ostentata.
Viene in mente quando Phoebe Philo prese le redini di Celine nel 2008 e per prima cosa ridusse il nome sui capi rivendicando il suo stile come firma.

Una scelta minimalista che ha sedotto tanti brand fino al 2016 circa, quando, con l’arrivo sulla scena di due nuovi direttori artistici da Gucci e Balenciaga le cose si sono invertite.

A dare il via al cambiamento è stato per primo Alessandro Michele, che ha fatto del logo un’espressione massimalista presente tanto nelle stampe quanto nella grafica. Demna Gvasalia, invece, ha rinnovato con forza il logo negli accessori di lusso di Balenciaga.

Una riconquista di due stilisti e non dei comparti marketing dei brand.
E, in questo senso, troviamo KL per Fendi, creativo ante-litteram mezzo secolo fa, che realizzò un logo libero da stagioni e capace di attraversare i tempi e segnare la storia.

Sfondo tabacco e lettere in nero: l’originale nella sua versione del 1974 piace, o meglio, fa impazzire letteralmente tutti, dalle celebrità agli addetti ai lavori.
Dalla passerella alla strada… soprabiti in velluto, pantaloni a vita alta e mini borse a secchiello, tutto rigorosamente monogram,  come pure le ciabatte, hanno conquistato profili social ed eventi mondani di mezzo mondo.

Da Chiara Ferragni a Bella Hadid, senza dimenticare Kim Kardashian e Anna Dello Russo, la moda firmata FF Fendi piace e macina Like.

 

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