Occhi sognanti, sguardo perso nel vuoto, incapace di focalizzarsi su qualcosa in particolare, labbra perennemente increspate in un accenno di sorriso: esiste una sola cosa al mondo i cui effetti siano così palesemente visibili sul volto di una donna. Le scarpe.
Ballerine, stiletto, zeppe, sandali e stivali aspettano, ammiccanti, dietro le lucide vetrine, apparentemente innocui, ma pronti, in realtà, a stregarci, ammaliarci e costringerci a dissipare intere fortune solo per possedere questi indispensabili accessori.
Le scarpe hanno il potere di modificare un abbigliamento, di trasformare il più insipido completo nero in qualcosa di misterioso e accattivante, di colorare la tavolozza basic per eccellenza, jeans e t-shirt bianca, rendendola vivace per un abbigliamento sportivo, luccicante per un’uscita serale o pulita e seria per il lavoro. Allo stesso modo queste multiformi assistenti taglia 38 possono distruggere, oscurare e rendere volgare anche il più classico e meraviglioso abito di Valentino, dando alla sventurata sperimentatrice l’aspetto di una Moira Orfei dei giorni migliori.
Fino a pochi anni fa erano i tacchi sottilissimi, che anche uno sguardo avrebbe potuto far capitolare, a dettare legge, accompagnati da punte pericolose, eleganti armi da taglio, poi sorpassate, ancora ai piedi di giovani donne, da più democratiche rotondità; oggi è il tacco piramidale ad imperversare sulle strade ed anche se dalle recenti passerelle giunge chiaro l’invito a tornare “in basso”, alla semplicità di ballerine ultrapiatte, le ragazze in shorts e stivali texani, affiliate di un esercito di veline e personalità televisive, appaiono sorde a questa istanza, troppo affezionate ai loro alti boots in morbida pelle coloniale.
L’esplorazione di possibilità sempre nuove e la voglia, soprattutto, di raggiungere ogni categoria di potenziali acquirenti ha portato, recentemente, lo sguardo, generalmente poco condiscendente, del mondo della moda, a posarsi su coloro che, per necessità lavorative o solo per hobby, si vedono costretti a privilegiare, su tutto, comodità e funzionalità. Sono nati, così, negli ultimi anni, svariati tipi di calzature, alcune del tutto originali, altre ri-edizioni di classici del comfort, a cui si è provato ad aggiungere un tocco glamour, nel tentativo di conciliare esigenza ed apparenza.
E, quindi, ecco l’interrogativo: perchè si dovrebbero scegliere degli ingombranti, goffi, noiosi sandali verdi, di gomma bucherellata del Dr.Scholl, per dedicarsi ad una rilassante attività come il giardinaggio, quando se ne potrebbero avere altri di ultima generazione, molto più allegri, in diverse tonalità di colore, anatomici e comodi, con i quali avventurarsi oltre il proprio giardino, rimanendo alla moda? Proprio con l’intento di fornire una soluzione al quesito nascono in Colorado, nel 2002, le Crocs (www.crocs.com), nelle coloratissime versioni da barca, con suola antiscivolo, da lavoro all’aperto e da spiaggia, che in pochi mesi si trasformano in un vero fenomeno negli Stati Uniti, per poi ottenere lo stesso successo in Inghilterra e, probabilmente entro breve, anche nel resto del continente europeo.
Si tratta, effettivamente, di un’idea apprezzabile: scarpe molto confortevoli, realizzate con una particolare gomma che, sfruttando il calore del corpo, si modella sul piede di chi le indossa, aperte sul tallone, esistenti in nove differenti modelli e diciassette sgargianti colori. Un’idea davvero innovativa rovinata, però, dal tentativo, inspiegabilmente riuscito, di trasformare degli accessori da lavoro in oggetti di moda, adatti ad ogni occasione, inducendo le donne, e, lo dico con un brivido, anche molti uomini, a preferire a graziose scarpe da passeggio, questi informi pantofoloni di Hulk, decisamente fuori luogo in una passeggiata per negozi.
Lo spirito di emulazione, il desiderio di essere all’ avanguardia o forse un attacco di delirio collettivo hanno fatto delle Crocs un gommoso caso in tutto il mondo, con un elevatissimo numero di vendite; e queste Morositas tra le scarpe hanno conquistato addirittura una capitale della moda per eccellenza, come Londra, atterrando nell’alternativo mercato di Camden, e, per fortuna, non ancora ai piedi degli Inglesi.
E ora, in una, probabilmente a noi celata, gara per spodestare le tedeschissime Birkenstock, si cerca di invogliare il consumatore italiano a convertirsi alle invitanti Crocs, sulla scia delle celebrità californiane, stregate dall’abbagliante unione di “eleganza” e comodità. Essere italiani ci dovrebbe, però, costringere ad una riflessione sul concetto di eleganza, nel quale quasi certamente non rientrano i sandali in questione, e sulla necessità, per chi veramente apprezza la moda, di non seguire acriticamente le spesso discutibili tendenze, nate da semplici operazioni commerciali.
Indossare un impermeabile paio di Crocs fucsia per passare un pomeriggio al sole, curando le proprie gardenie, non andrebbe assolutamente criticato, ma uscire con inguinali shorts jeans e canotta, trascinando informi sandali giallo limone, spettinate e con il viso semi-mascherato da enormi occhiali da sole neri, non darebbe neanche alla più affascinante delle donne l’aspetto di una modaiola alternativa, ma molto più semplicemente quello di una persona poco curata.
Francesca De Bernardino.

Categorie: Curiosità.

Articolo pubblicato da in data: 07.03.2007
Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2007