Italiani, un problema di linea. E tra i giovani dilaga una nuova malattia, la diabesità

L’anoressia è certamente un problema, ma, la pinguedine, lo è molto di più per gli uomini e le donne italiane.

L’anoressia è certamente un problema, ma, la pinguedine, lo è molto di più per gli uomini e le donne italiane. I dati parlano chiaro.  Nel 1990 gli adulti con eccesso di peso erano meno di 36 su cento, nel 2009 se ne contavano ben 46 ogni cento. Tra i maschi giovani poi, dilaga una malattia dal nome particolare, diabesità. Cosa vuol dire? E’ la definizione un po’ giornalistica del diabete del tipo 2, quello non insulino-dipendente e che tra i fattori scatenanti ha appunto l’obesità.

Ma quali sono le cause di fondo di questo fenomeno che pur non arrivando agli eccessi americani sta facendo preoccupare medici e nutrizionisti? Secondo gli esperti dei centri Adi, l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, gli italiani mangiano troppo: la necessità di inseguire la migliore offerta porta i consumatori a rivolgersi soprattutto alla grande distribuzione, ai supermercati. Alla fine è impossibile resistere e, come al solito, si compra troppo. E si mangia ancora troppo.

Un altro problema è quello dell’informazione. Solo un italiano su quattro sa che il giusto apporto è di 2.000 calorie al giorno e solo sette su cento sanno che la percentuale di calorie derivate dai grassi è di circa un terzo. C’è poi il fattore pigrizia, molte persone non hanno voglia di intraprendere un’attività fisica, magari leggera, ma costante.

Quando l’obesità è  fuori controllo, spesso l’unica strada è quella del bisturi, cioè della chirurgia bariatrica. Ogni giorno, in Italia, 13 persone chiedono aiuto al bisturi. mentre gli interventi chirurgici eseguiti nel 2010 sono stati circa 5 mila.

Un consiglio arriva dalla Coldiretti: mangiate più frutta e verdura: Purtroppo sta accadendo il contrario. Gli acquisti di frutta e verdura delle famiglie italiane sono passati da 450 chili a famiglia all’anno del 2000 ai 350 chili del 2010, con una riduzione di 100 chili annui. Negli ultimi dieci anni c’è stata una riduzione del 22 per cento nelle quantità di frutta acquistate. E il calo è proseguito nel 2011, con una diminuzione del 3 per cento nel primo semestre.

 

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