Giuseppe Guerreschi Figura (JOan Baez) 1959-1962 olio su tela

Mostre: L’arte figurativa sbarca a Milano: da Bacon ai Beatles

Mostra: Da Bacon ai Beatles, a Milano l’arte figurativa anni ‘50 e ‘60. Organizzata dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, con la curatela di Chiara Gatti e Michele Tavola, la mostra Da Bacon ai Beatles.

Giuseppe Guerreschi Figura (JOan Baez) 1959-1962 olio su telaDa Bacon ai Beatles, a Milano l’arte figurativa anni ‘50 e ‘60.

Organizzata dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, con la curatela di Chiara Gatti e Michele Tavola, la mostra Da Bacon ai Beatles.
Nuove Immagini in Europa negli anni del rock presenta, per la prima volta, la storia di una ricerca figurativa che, a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento, prese le mosse dalla lezione di Giacometti, di Bacon e di altri grandi maestri dell’epoca.

Riflesso di una nuova situazione esistenziale dell’uomo e insieme di un clima fervido di cambiamenti, come quello dei favolosi anni sessanta, il percorso mira a rievocare l’atmosfera di allora attraverso un nucleo di 70 opere, fra sculture e dipinti, spesso di grandi dimensioni, prestate da collezioni pubbliche e private italiane e straniere, da ammirare – per l’occasione – armati di cuffie e con un sottofondo musicale in tema con la rivoluzione sonora che si attuò contemporaneamente a quella estetica.

Idealmente compreso fra un antefatto storico legato ai primi studi sulla figura compiuti da Giacometti e il 1968, data di rottura che inaugura un ciclo socio-culturale completamente nuovo, il percorso della mostra analizza dunque le ricerche degli autori che spartirono con i maestri storici, fra cui Bacon, ma anche Dubuffet, Appel o Cesàr, un’analoga attenzione per la stratificazione ottica della realtà: strati di memorie che, nelle opere esposte, si sommano e sovrappongono, e in cui si accavallano – a volte con ritmo serrato – visioni, luoghi, oggetti e corpi.

In questo contesto emerge anche l’idea del “racconto”, ovvero della relazione interna fra le immagini, quasi a evocare una situazione narrativa ed emotiva raccolta da esponenti di tendenze differenti e attivi in ogni angolo d’Europa. A partire dall’Inghilterra di Hamilton, Hockney, Blake; quest’ultimo autore qui della celebre copertina di Sgt. Pepper’s, realizzata su suggerimento di Paul McCartney e vincitrice del Premio Grammy per la miglior copertina da album nel 1968 (acquisita per l’occasione dalla Permanente nelle sue collezioni).

E poi, dalla Francia di Errò, Arroyo o Samuel Buri, ma con un occhio di riguardo per la storia italiana, da Schifano ad Adami, da Romagnoni a Baj. La vicenda italiana vissuta in stretto dialogo con il movimento di respiro europeo (ampiamente rappresentato in mostra) ha visto come vetrina importante lo storico Premio Lissone che, fra il 1946 e il 1967, fu osservatorio privilegiato delle novità in circolo nel mondo dell’arte internazionale. Da non perdere infine, un esemplare della serie di stampe Swinging London di Richard Hamilton, ispirata all’arresto del mercante Robert Fraser insieme a Mick Jagger per possesso di droga. Hamilton legò altre volte il suo nome alla scena musicale dell’epoca per l’amicizia con Paul McCartney e la realizzazione della copertina delWhite Album dei Beatles pubblicato nel novembre del 1968.

Se gli anni Cinquanta segnano una rivoluzione nell’arte figurativa, tanto da far parlare la critica di New Image e Nouvelle Figuration, sia nel nuovo che nel vecchio mondo scoppia anche una grande rivoluzione sonora che scorre parallela a quella visiva. Il percorso espositivo sarà dunque accompagnato, grazie alle audioguide ideate da Storyville, da suggestioni musicali mixate a commenti sulle opere esposte, in un viaggio compreso tra gli esordi di Elvis Presley, che nel 1954 registrava i suoi primi brani per la Sun Records, e l’uscita di Let it be, l’ultimo album dei Beatles, che si scioglievano nel 1970. Tra l’arte di questo periodo, tra le opere di questa mostra e le canzoni uscite negli stessi anni, c’è un legame emotivo e sentimentale evidente. Guardare i capolavori esposti in quest’occasione ascoltando alcune delle canzoni uscite negli stessi anni in cui quadri e sculture furono creati, ne spiega l’essenza meglio delle parole di qualsiasi critico e scatena emozioni irripetibili. La rassegna è accompagnata da un catalogo edito da Skira Editore, in cui sono riprodotte tutte le opere in mostra.

Museo della Permanente
Via Filippo Turati 34
Tel. 02 6599803-6551445
Fax 02 6590840.

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