La moda è social, le grandi manovre delle Maison

La moda è social, le grandi manovre delle Maison

Spostarsi su altre piattaforme, sperimentare idee innovative, cogliere ottime opportunità. Web e social media hanno cambiato profondamente il mondo della moda.

La moda è social, le grandi manovre delle Maison Spostarsi su altre piattaforme, sperimentare idee innovative, cogliere ottime opportunità. Web e social media hanno cambiato profondamente il mondo della moda. Qualche tempo fa Cristina Lundari, responsabile per il settore moda di Google, proprietaria di YouTube, ha dichiarato che “Quello che stiamo vivendo è lo Zeitgeist digitale. Con YouTube si fanno delle campagne pubblicitarie planetarie. E tra i vari settori commerciali che investono da noi quello della moda è quello che più è cresciuto nell’ultimo anno, facendoci crescere il fatturato del 57%. Ogni minuto vengono effettuate mille ricerche sulla moda in Italia e diversi sono gli obiettivi di marketing che si possono raggiungere usando le piattaforme online”.

Da un recente studio firmato da ebuzzing (social media marketing group europeo) emerge che Giorgio Armani, Gucci, Dolce e Gabbana sono i tre brand italiani più discussi su blog e social network. Dagli articoli analizzati è emerso che il 12% dei contenuti relativi al mercato italiano si riferiscono ad Armani, mentre per quanto riguarda il pret-à-porter, il marchio low cost H&M domina blog e media: oltre il 22% delle conversazioni online si riferiscono infatti al brand di abbigliamento svedese. A seguire Zara (17%), Mango (11%) e Diesel (10%). È interessante, infine, notare che H&M campeggia in cima anche alla classifica europea. La ricerca ha anche stilato la classifica delle pagine Facebook delle principali case di moda. Davvero curioso notare che, con oltre 10 milioni di fan in Francia, Zara supera H&M assicurandosi una vera e propria “vetrina comunitaria” per la sua immagine.

Dal canto loro i grandi brand hanno rotto ogni indugio nei confronti dei nuovi media realizzando operazioni impensate sino a poco tempo fa. Lo scorso gennaio, ad esempio, in occasione della sfilata di lingerie, il marchio Etam ha orchestrato la crescita ed il mantenimento del buzz attorno all’evento. Appoggiandosi ai/alle trend setter ha raggiunto un ampio pubblico col risultato di creare un forte impatto mediatico accompagnato da una crescita del numero di pubblicazioni che menzionavano il brand e da un’impennata di conversazioni anche l’indomani dalla sfilata. Recentemente Burberry ha fatto lo stesso con la sua sfilata via Twitter a Londra dove ha coinvolto a caldo i followers creando buzz nella rete, un’operazione mai tentata prima.

Restando alle grandi maison, Prada ha lanciato qualche mese fa il suo canale youtube con contenuti che puntano a far entrare il visitatore in ogni aspetto del mondo della maison, immagini in diretta delle sfilate e video e lo stesso ha fatto Armani. Poi c’è Facebook dove Emilio Pucci ha lanciato la sua fan page ufficiale connessa in tempo reale con l’account di Twitter per dar modo al pubblico di vedere le nuove collezioni ed essere sempre aggiornato sulle novità, Anche Costume National ha spostato una consistente fetta dei suoi investimenti sul web. In particolare sulla cosiddetta “plug Generation” di My Space. Attraverso una pagina ha invitato un gruppo di ragazzi a Parigi per un casting e alla fine la selezione dei ritratti è diventata la campagna di C’n’C, rivoluzionariamente impaginata come i profili dei giovani su My Space con tanto di dati anagrafici e descrizione di sé stessi. Ma questa è solo una piccola selezione delle tante operazioni realizzate nel corso del 2011, dietro alle quali emerge una nuova parola d’ordine: dare spazio al pubblico che attraverso la partecipazione determina il valore della marca.

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